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La frana “chiude” la spiaggetta
Tabù gli accessi da nord, ne resta solo uno impervio. Nebbiai: la proprietà ne progetterà uno nuovo
LIVORNO. È passata appena una manciata di giorni dalla manifestazione con cui i bagnanti della spiaggia del Pendola hanno chiesto un più agevole accesso pubblico a questo tratto di costa acquistato da una società privata, ed ecco che i guai si sommano ai guai: dopo i controlli di routine dei tecnici del Comune è stato deciso di chiudere l’accesso alla spiaggia pubblica che parte dal moletto di Antignano. Non solo: da Palazzo civico si ritengono che «l'accesso alla spiaggia pubblica del Pendola attraverso la proprietà privata sia pericoloso e debba essere chiuso».
È la Protezione Civile municipale a lanciare l’allarme: questi «percorsi a nord della spiaggia del Pendola sono a rischio proprio perché i bagnanti dovrebbero attraversare l'area interessata dalla frana».
Il riferimento è al fatto che sono decisamente peggiorate le condizioni di stabilità di quel «muro di rivestimento del tratto nord della scogliera dove sono situati gli accessi per la spiaggetta del Pendola»: è un tratto – viene spiegato – «già interessato da un movimento franoso causato dai marosi».
Sia chiaro, da Palazzo civico si tiene a precisare che «la spiaggia pubblica non è comunque interdetta alla balneazione»: il Comune ricorda che quel tratto di costa è in qualche modo «raggiungibile dal lato sud» (ma sono gli stessi tecnici comunali ad ammettere che si tratta di un percorso «non agevole, data la collocazione impervia del luogo».
Da Palazzo civico si riferisce che ieri mattina la Protezione Civile del Comune «ha chiesto ai proprietari di Villa Pendola (la società Aurelia 2008) di effettuare urgentemente la messa in sicurezza dell'accesso alla spiaggia, "per eliminare lo stato di rischio delle persone che possono accedere dalla vostra proprietà"». Il municipio lo ripete segnalando che l’assessore al demanio Valter Nebbiai ha avuto segnali positivi da parte della proprietà privata dell’area: «Si è dichiarata disponibile a presentare all'Amministrazione comunale un progetto per creare un nuovo percorso di accesso pubblico privo di rischi alla spiaggia del Pendola, attraverso la proprietà privata». Nebbiai parla di «un percorso che sia cioè alternativo a quello attuale che, come detto, per essere aperto ai cittadini va messo in sicurezza».
L’assessore comunale ricorda che «vi sono già stati due incontri per arrivare alla definizione di questo progetto e un terzo è previsto nei prossimi giorni». E aggiunge: per questo motivo «penso proprio che si andrà presto ad una soluzione del problema».
Nebbiai rivela che il progetto «fa seguito alla richiesta agli uffici comunali da parte della società Aurelia del rilascio del permesso a costruire in variante relativo agli immobili di Villa Pendola»: tale progetto – avverte – « dovrà peraltro avere anche l'ok della Soprintendenza».
Ma nel social network rimbalza la protesta dei bagnanti che vanno al mare in quella zona: temono che, benché non vi sia un divieto formale di accesso alla spiaggia, si arrivi presto a una sostanziale interdizione che ne scoraggi la frequentazione. Così da evitare di dover fronteggiare la contestazione agguerrita di gruppi di bagnanti e si abbia mano libera nella privatizzazione di fatto della spiaggia.
Sulla questione erano intervenuti in passato anche Amadio (Pdl), Cannito e il movimento 5 Stelle: la prima in consiglio comunale, l’esponente di Città Diversa partecipando anche a iniziative di protesta, i “grillini” ironizzando sul loro blogo che tutta questa apprensione del Comune sulla franosità non si evinceva in altri tratti della costa («dalla Cala del Leone fino allo Scoglio della Ballerina») dove il pericolo smottamenti appare rilevante.
Il Comune però non ci sta a vedersi dipingere come l’affossatore della fruizione della spiaggia «in maniera sicura e gratuita anche di questo tratto di costa, così come avviene sulla maggior parte del litorale livornese».
Nebbiai punta su una percentuale: «A Livorno – afferma – soltanto l'11% della costa è in concessione, il resto è libero».
Da Palazzo civico si vuol ribadire di aver investito parecchio sugli accessi pubblici, sulla messa in sicurezza, sulla vigilanza e sull'assistenza alla balneazione: «Nel corso dell'ultimo triennio – segnala Nebbiai – sulla costa libera abbiamo speso in tutto quasi 300 mila euro: solo quest'anno, nonostante i pesanti tagli, abbiamo speso circa 80 mila euro (il 25% in meno dello scorso anno) a testimonianza di quanto la questione sia tenuta in alta considerazione».
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