Bruciano i due vagoni della vergogna
Da anni dismessi, sono rifugio di senzatetto: le ferrovie non li hanno mai rimossi. Ieri hanno preso fuoco, nessun ferito
LIVORNO. Ci ha pensato il fuoco a mettere la parola fine al ciclo vitale di due vagoni dismessi da anni alla stazione, abbandonati vicino al parco lavaggio. Uno giaceva lì, su un binario morto, dall’estate del 2009, quando fu al centro di un piccolo incidente ferroviario. Qualche tempo dopo si era aggiunto anche l’altro. Due carrozze che hanno avuto almeno due vite: la prima è quella tradizionale di trasporto passeggeri. Poi però è venuta fuori una nuova funzione, di tipo sociale, se vogliamo: quella di rifugio per i senzatetto. E così, ecco che vecchi sedili, finestrini spaccati e porta-valigie sono diventati letti, armadi e pertugi per il passaggio dell’aria. Con tanto di materassi, fornellino e persino un water, ospitati all’interno. Ieri mattina quei condomini improvvisati, che nel corso del tempo hanno dato un tetto a decine di profughi e barboni - servizi sociali da terzo millennio - hanno preso fuoco.
Fiamme altissime si sono sprigionate all’improvviso all’interno dei vagoni, intorno alle 10.15. E nel contempo, una densa colonna fumo ha invaso la città, visibile in tutta la zona nord, ma anche dalla Variante e persino dal mare. Una raffica di chiamate è arrivata al 115 dei pompieri e anche al Tirreno. Pochi istanti prima che scoppiasse l’incendio, alcuni dipendenti della cooperativa che lavora al parco lavaggio delle ferrovie hanno visto 7-8 nordafricani uscire dalle carrozze, come ogni mattina. È un vero miracolo, dunque, che il grosso rogo non abbia coinvolto nessuno e che non ci siano stati feriti. I vigili del fuoco hanno impiegato un paio di ore per spegnere definitivamente il rogo mentre sul posto sono intervenute anche le ambulanze della Misericordia di via Verdi e della Svs per portare soccorso a eventuali feriti e ai pompieri al lavoro. Dei rilievi invece s’è occupata dal polizia ferroviaria, accorsa con pattuglie in divisa e in borghese. Dagli accertamenti effettuati dai tecnici dei vigili del fuoco, è emerso che il rogo è stato determinato da una causa esterna come ad esempio una sigaretta. Non erano presenti infatti inneschi spontanei: non c’era linea elettrica né altre situazioni tali da ipotizzare un corto circuito.
Ma cosa ci fanno quelle carrozze, inutilizzate da anni, in mezzo ai binari? La loro presenza e di conseguenza la pericolosità, è nota da anni. Sulle pagine del Tirreno dal 2009 ad oggi la situazione è stata più volte denunciata, anche con servizi fotografici. La polizia, che monitora costantemente la situazione, ha effettuato vari blitz e controlli. E gli stessi residenti hanno animato vivaci proteste. Uno degli aspetti più pericolosi è legato alla difficoltà per gli stessi senzatetto di raggiungere quelle case disperate (gelide d’inverno, serre d’estate): per accedervi infatti è necessario attraversare i binari dall’ingresso della stazione di piazza Dante. Si può entrare anche da via Masi, ma i barboni preferiscono il primo percorso perché è il più rapido per raggiungere il centro della città.
Alla stazione vivono circa venti clochard, tutti nordafricani. Ragazzi giovani, sui 20-25 anni. Molti di loro sono profughi e hanno il permesso di soggiorno umanitario. Nelle carrozze ci sta una decina di persone, gli altri dormono sotto le tettoie dei casottini delle ferrovie, mentre un altro gruppo sfonda regolarmente le porte dei magazzini, usati dai dipendenti Rfi, per trovare un riparo. La polfer li controlla a vista, ma non è facile fermarli perché sono abituati a scappare. Si tratta di gente senza lavoro, che mangia grazie ai pasti che la Caritas porta in piazza Dante. E che per andare avanti delinque, dividendosi i compiti, per così dire. Alcuni spacciano in centro, altri rubano, prendendo di mira i passeggeri in attesa nella sala della stazione, soprattutto i crocieristi. È per questo che da metà luglio la polfer ha organizzato pattuglie in borghese anti borseggio.
Chissà dove questi ragazzi hanno dormito stanotte. Il problema sociale resta aperto. Si spera invece che il rogo sia servito almeno a eliminare quei vagoni, che da bruciati sono anche fonte di possibile inquinamento dell’aria.
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