La profezia, il riscatto e quella corsa da papà
Il trionfo di Baldini era già stato scritto nella casa d’Ardenza...
LIVORNO. La stoccata del 45-39 arriva per mano del simbolo di questa squadra e sembra davvero che la storia abbia voglia di vendicare lo scippo di Pechino. Lui, Andrea Baldini da Livorno, l'onore del punto d'oro non se lo lascia scappare. Anzi ne mette sette di fila di punti, manda in frantumi le speranze giapponesi fino all'apoteosi tricolore, con le gradinate assordanti di tifo 'made in Italy'. Il fioretto alzato al cielo, gli occhi impazziti di felicità e poi la corsa verso la tribuna a baciare la fidanzata, il babbo, gli amici arrivati fino a Londra per godersi una domenica come questa.
E così, ventotto anni dopo Angelo Scuri, un altro livornese della grande scuola scherma del Fides, sale sul podio olimpico più alto nella prova di fioretto a squadre. Accanto a Andrea, a cantare a squarciagola l'inno di Mameli, il romano Valerio Aspromonte, il siciliano di Modica, Giorgio Avola e il corazziere bresciano Andrea Cassarà. Un quartetto fortissimo e davvero ben assortito.
Per Baldini, indiscusso leader e terminale offensivo di questa squadra, da tre anni abbondanti, è una data storica. Un sogno a cinque cerchi che diventa realtà, spazzando via le ultime briciole di una vicenda assurda e irreale vissuta quattro anni prima. Era pomeriggio inoltrato del 31 luglio 2008, quando il medico federale Antonio Fiore, da Pechino, gli comunicò via telefono che per lui le Olimpiadi erano finite prima di iniziare perché era risultato positivo a un controllo antidoping ai campionati europei di Kiev di un mese prima. Da allora sono passati quattro anni e qualche giorno. Tanti. Troppi, per un ragazzo che quell'assurda vicenda, quella ingiustizia colossale, l'aveva vissuta in tutte le sue sfaccettature e sulla quale, quasi per esorcizzarla, nel 2009 aveva scritto, a quattro mani con la giornalista della rosea Marisa Poli "Pechino città proibita". Libro zeppo di ricordi, di aneddoti e di tante domande, che soprattutto però guardava molto lontano. Basta rileggere le ultime frasi per capire quanto il Baldo sognasse questo momento. «Adesso - si leggeva - voglio partire per Londra senza cattivi pensieri. La mia ricerca ossessiva di scoprire chi mi ha fregato si è conclusa con la scoperta di un nuovo me stesso. Finalmente il capitolo si chiude». Quell’adesso immaginato tre anni fa è diventato oggi: in questi tre anni Andrea ha continuato a lavorare per varcare la Manica e di rendere oro quei sogni di ragazzino, quando al dio Pallone, in cui se la cavava benissimo, aveva preferito il fioretto per sentirsi un po' Zorro e un po' d'Artagnan.
Quella di Andrea Baldini è una vittoria speciale. E' il trionfo di un ragazzo educato, rispettoso e dalla faccia pulita. Di una famiglia granitica in cui la scherma ha sempre contato molto, in cui mamma Rita ha fatto da collante e babbo Enrico, ex insegnante all'Accademia Navale, ha sempre portato il cappello. Un babbo primo tifoso del figlio Andrea. Pronto a accompagnarlo spesso anche nelle trasferte importanti lontano da Livorno. Attento e premuroso e pronto a difendere a spada tratta il figlio, quando aveva la convinzione che gli fosse stata fatta un'ingiustizia. Ricordiamo, come fosse ieri, quanto ci disse, nel salone, della bella casa di Ardenza, all’indomani di quella beffarda squalifica. «Da oggi mi batterò con tutto me stesso per dimostrare l'innocenza di mio figlio e spero che alle prossime Olimpiadi londinesi possa mettersi al collo quella medaglia che merita e che a Pechino non gli è stata data la possibilità di poter conquistare».
La corsa di ieri che Andrea ha fatto verso le tribune per andare ad abbracciare babbo Enrico e la bionda fidanzata trevigiana Beatrice, è il grazie più grande e la dedica più bella che potesse arrivare da questo schermidore elegante, serio, educato, concreto a chi ha creduto in lui. A partire dalla famiglia ad arrivare a Livorno, la città che ha continuato a coccolarselo e che ieri sera si è sentita unita, orgogliosa, di questo suo figlio. E la maturità di questo ragazzo sta tutta nelle sue parole dopo il trionfo. «Sono emozionatissimo. Quest'oro farà parte della mia vita ma sono contento anche della mia vita a prescindere dall’oro. Non penso più a Pechino. Cassarà? Abbiamo vinto tutti insieme, siamo amici non solo compagni».
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