Il Tirreno

Livorno

Così l’interporto farà far pace con Pisa

di Mauro Zucchelli

Collesalvetti ha in mano la chiave della “santa alleanza” delle infrastrutture. Gallanti entra a Guasticce e Bacci nell’Authority

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GUASTICCE. Adesso è tornato il battibecco di campanile fra Livorno e Pisa: figurarsi, la Provincia è come la mamma e guai a chi la tocca. Eppure fino a poche settimane fa il clima era opposto: dopo secoli di belle chiacchiere ma robuste diffidenze reciproche, era scoccata fra le istituzioni delle due città una sorta di alleanza obbligata sulle infrastrutture.

Il primo passettino è stato l'accordo sulle "porte vinciane" fra Scolmatore e Darsena Toscana, cedendo alla società pisana dei Navicelli le chiavi di questo "uscio" fluviale in casa livornese, per il quale a gennaio le due città avevano clamorosamente litigato davanti al governatore Rossi. In futuro si annuncia il possibile ingresso della società dell'Aeroporto di Pisa nella Porto di Livorno 2000, che gestisce il porto passeggeri (crociere e traghetti). Ma la "santa alleanza sulle infrastrutture" fra Pisa e Livorno – che investe il porto (livornese) e l'aeroporto (pisano), entrambi nella top ten degli scali nazionali – ha come collante soprattutto la terza grande infrastruttura di quest'area che ha un diametro di 15-20 chilometri: l'interporto che non sta né a Livorno né a Pisa bensì a Guasticce, nel territorio di Collesalvetti (che al Faldo ha anche uno degli autoporti più rilevanti del Sud Europa).

Non è solo una potenzialità, è anche un presente assai multiforme. Alla voce "guai": l'azionista di riferimento, Mps Merchant Bank, fa i conti con la grossa crisi della casa madre senese e è preso nella stretta fra l'idea di vendere e la volontà di non svendere (senza contare che i conti della società interportuale hanno avuto qualche difficoltà di liquidità). Ma al tempo stesso: 1) di recente l'ex ministro Matteoli ha messo una pietra tombale sugli attacchi che da destra non erano mancati sull'interporto come la madre di tutti gli sprechi; 2) Le Ferrovie promettono di investire 40 milioni di euro sulle infrastrutture del nodo livornese-pisano, e questo finalmente darà all'interporto un binario che non finisca nel nulla come quello attuale; 3) l'Authority è entrata nel consiglio d'amministrazione dell'interporto.

Quest'ultima mossa porta con sé anche una novità istituzionale ragguardevole: la richiesta di estendere la giurisdizione dell'Authority, via interporto, fino a comprendere Collesalvetti. Sarebbe il primo caso in Italia di una istituzione portuale che include un territorio senza sbocco a mare.

Da Colle il sindaco Lorenzo Bacci ripete che "in comitato portuale ci sarebbe un voto in più in mano alla componente pubblica", ma Livorno pare tiepidina: forse ricorda che nel 2003 la beffa arrivò dalla (piccola) Capraia, entrata dieci giorni prima sotto l'ombrello territoriale dell'Authority, con la designazione di Lenzi che fece saltare tutti i giochi del capoluogo. Il potere di iniziare l'iter di designazione del presidente dell'Authority (che poi toccherà di fatto al governatore regionale e soprattutto al ministro) è di fatto ancora in capo alle istituzioni che rientrano nel territorio dell'Authority. Con Camera di Commercio e Capraia, se aggiungessimo anche Colle, Palazzo Civico e Palazzo Granducale potrebbero ritrovarsi minoranza: ma davvero Comune e Provincia hanno sempre giocato in squadra?

Non è la sola incognita. Se l'Authority mette gli occhi sull'interporto, lo fa perché vuole metter lì il proprio retroporto evitando che gli spazi (limitati) delle banchine se ne vadano come magazzini. Ma questo non fa a pugni con il Comune di Collesalvetti che, nel proprio Prg, ora vede l'interporto come area per industrie? Nient'affatto, ribatte il sindaco colligiano Lorenzo Bacci: «Abbiamo approvato una variante che non entra per niente in conflitto con le vocazioni portuali dell'interporto ma semplicemente amplia la gamma di possibili utilizzi anche come area industriale. Macché zeppa, al contrario è un "di più": apre le porte a tutta quella gamma di lavorazioni aggiuntive, ancora manifatturiere ma fuori dai cancelli della fabbrica, che sono un pezzo di futuro per una piattaforma logistica che non voglia limitarsi a far transitare la merce».

La prospettiva non è campata per aria, giura il sindaco colligiano. Porta l'esempio del colosso logistico Argol, che «ha riorganizzato la propria presenza quais raddoppiandola: segno – aggiunge – che anche in tempo di crisi c'è la possibilità di rilanciare la crescita».

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