Il Tirreno

Livorno

SE 15 GIORNI VI SEMBRAN POCHI

di ANDREA LAZZERI

ANDREA LAZZERI. Quindici giorni per stabilire che la diossina può finire nel piatto sulle nostre tavole non sono una cosa normale. Si dirà che quelli sono i tempi tecnici necessari. Non si può dire,...

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ANDREA LAZZERI. Quindici giorni per stabilire che la diossina può finire nel piatto sulle nostre tavole non sono una cosa normale. Si dirà che quelli sono i tempi tecnici necessari. Non si può dire, invece, che la salute della gente sia stata tutelata in modo adeguato.

Nel pomeriggio del 12 luglio, spente le fiamme, fu “consigliato” di non consumare né frutta né verdura coltivata in un raggio di trecento metri dalla Lonzi. Nella mattinata di ieri, 27 luglio, il “consiglio” s’ è tramutato in “divieto” e il raggio di pericolo è stato esteso a cinquecento metri.

Non tornano i tempi e non tornano i metri.

Che fossero bruciate delle montagne di plastica era chiaro a tutti fin dai primi minuti. Che la combustione di plastica liberi diossine è ormai cosa conosciuta ben oltre la cerchia ristretta dei laureati in chimica. Oltrettutto, appena qualche mese prima a Collesalvetti un’altra azienda era andata a fuoco e anche il quel caso era andato in scena il balbettìo dei consigli&divieti analoghi.

Un film già visto.

Sarebbe stato logico che le autorità avessero emanato immediatamente un’ordinanza cautelare che impedisse la raccolta e l’uso di insalate e frutti. In seguito, conosciuti i risultati dell’Arpat, avrebbero potuto revocare il provvedimento o ribadirlo.

C’è poi la sottovalutazione dell’area inquinata: prima 300 metri di raggio, ora 500. Resta una fascia di 200 metri che è rimasta per 15 giorni senza neppure un “consiglio”.

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