Portuali, scontro nel Pd
«Che errore sul voto in Compagnia, mai discusso nel partito»
LIVORNO. Non bastava il pepato intervento di Elis Bufalini, capogruppo Pd a Palazzo Granducale, adesso sul voto in Compagnia portuale intervengono anche altri due dirigenti del vertice territoriale (l’ex federazione) come Marco Martelli (coordinatore della segreteria) e Paolo Borghi (responsabile del settore economia). E non la mandano per niente a dire né usano il politichese...
Il voto in Compagnia, insomma, sta diventando una miccia a combustione neppur tanto lenta in casa Pd: in ballo non è neanche tanto l’esito ma, una volta archiviato il successo di Raugei che si era candidato lui dice non “contro” ma, a esser generosi, sicuramente “fuori”dal suo partito.
Già riflettere «nel metodo e nel merito» sul perché e come il Pd ha prodotto «una diretta intromissione nella vicenda di una impresa» la dice lunga dell’aria che tira. Ma è ancor più esplicito («e non crediamo di essere soli in questo giudizio») l’attacco contro «un errore per altro seguito da una clamorosa sconfitta della linea proposta ai soci ed ai candidati al consiglio di amministrazione della stessa Compagnia». Volevamo chiedere rinnovamento e discontinuità? Ma allora – aggiungono Martelli e Borghi – bisognava mostrare «tutt'altra strategia rispetto a quella che ha condotto la Compagnia al punto che conosciamo» così da sostenere «un cambiamento vero, la cui responsabilità andava in ogni caso assegnata ai soci della stessa impresa e non certo legato a riposizionamenti personali che hanno avuto il sapore di accordi di potere». Poteva non passare – dicono i due firigenti – ma «avrebbe rappresentato una linea chiara a tutti i lavoratori del porto e ai cittadini livornesi, assolutamente in ogni caso distinguendo questioni politico-strategiche dalla gestione della stessa impresa».
Ma non è questa la sottolineatura più dura: «Chi e dove ha deciso la linea e l'intera conduzione della vicenda?». Borghi e Martelli parlano di «posizione non discussa negli organismi del partito». E rincarano: 1) questione "porto" «non è materia da chiudere esclusivamente in un direttivo di circolo o tra gli addetti ai lavori». 2) questo «forse è l'ultimo e certo più grave episodio di una serie di "posizionamenti" del Pd», per ultimi «quello sulla sanità con la richiesta di avvicendamento del direttore generale» e a « particolari aspetti del rapporto tra partito e istituzioni, mai discussi in maniera approfondita negli organismi del partito ed anzi assunti ignorando le perplessità o la contrarietà che singoli esponenti delle segreterie avanzavano».
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