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Livorno

Telecamere sulle boe alla Meloria

Telecamere sulle boe alla Meloria

Il parco stanzia 200mila euro, arriveranno a fine estate per delimitare la zona off limits e individuare i trasgressori

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LIVORNO. Arrivano le boe alla Meloria. E insieme alle boe arrivano le telecamere. E così, chi sperando di non essere pizzicato dai controlli della capitaneria, finora ha pensato bene di non rispettare le zone vietate e si è avvicinato fino all’inviolabile zona A, quella più vicina alle torri, sui cui fondali si alternano tratti di Posidonia oceanica, roccia omogenea, blocchi di varie dimensioni e ciottoli, tra poco dovrà rivedere le proprie abitudini.

Le boe arriveranno a fine estate. Ma è una notizia, visto che da anni se ne parla senza alcun atto concreto. Adesso invece è stata indetta una gara con un progetto ben preciso, c’è un impegno economico dell’ente parco ad accollarsi la spesa che si aggirerà sui 200mila euro, e c’è una tempistica precisa. Nell’annosa questione dell’accesso alla Meloria da parte di natanti e imbarcazioni è un altro importante passo avanti.

Alte oltre due metri, illuminate, ben visibili di giorno e di notte, quasi fossero dei minifari, dotate di telecamere e pannelli solari, le quattro boe avranno il compito principale di rappresentare il confine invalicabile della zona A. «Le telecamere serviranno soprattutto per inquadrare la zona e darci in tempo reale informazioni relative allo stato di manutenzione della boa stessa», spiega il direttore del parco Sergio Paglialunga. «Ma - aggiunge subito dopo - non è detto che non possano esserci utili anche per individuare eventuali trasgressori dei limiti. Tutto dipenderà dalla capacità delle camere di darci delle immagini nitide nel tempo. Certamente se sarà possibile le useremo anche contro le imbarcazioni che dovessero infrangere le regole».

Le boe saranno fisse al fondale in un punto, ma saranno usate catene molto corte in modo che seguendo il moto ondoso non si trascinino sul fondo e non danneggino la poseidonia. E’ stato questo uno dei problemi che hanno fatto ritardare il progetto, richiesto da tempo ad alta voce sia dal Comune di Livorno che soprattutto dalle migliaia di diportisti che ogni giorno d’estate si trovano a dover fare i conti con coordinate e mappe per non entrare in zone vietate che mai nella storia sono state segnalate.

«Abbiamo dovuto effettuare uno studio specifico per le onde, le mareggiate - racconta Paglialunga -. All'inizio pensavamo di partire con una gara generica, poi però i colleghi di altre aree protette marine ci hanno consigliato di fare prima uno studio specifico, usando ingegneri specializzati in progettazione marina per evitare quel che è accaduto altrove e cioé che le boe si perdessero via». Il che oltre a rappresentare un bel danno economico, sarebbe anche un pericolo vista la dimensione dei galleggianti.

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