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Frenata sul patto per il lavoro
Confindustria: prima di tutto va affrontato il caso Agelp
LIVORNO. Nuova frenata sul “patto per il lavoro”: l’ulteriore slittamento della firma non era perché qualcuno aveva lasciato a casa la penna. La riprova arriva dall’assemblea che, sotto la regia di Confindustria, ha visto riunirsi le imprese del settore porto. Per dire sostanzialmente una cosa: prima di pensare al “patto” c’è da prendere di petto la questione Agelp.
L’assemblea confindustriale non lesina perplessità e dubbi sul “patto per il lavoro”: altolà a «documenti che possono sovrapporsi alle norme vigenti sia per quanto riguarda il contratto nazionale sia per quanto riguarda i contratti aziendali». Ben diversa è la musica riguardo alla preoccupante situazione dell’Agelp, l’unica società autorizzata a fornire manodopera per affrontare i picchi di lavoro. Dalle imprese riunite da Confindustria salta fuori la disponibilità a «promuovere una nuova società costituita ai sensi dell'art. 17». Dunque, ok a una nuova Agelp in cui entrino le varie imprese del porto (molte delle quali erano rimaste finora alla finestra), ma «una volta che sarà conclusa l'attuale fase che caratterizza la gestione dell'Agelp». Insomma, sembrano dire un sì condizionato a una discontinuità.
Ma prima ancora di arrivare al “patto per il lavoro” è «più urgente» definire con quali tempi e modalità sarà data attuazione al nuovo Prg del porto recentemente adottato dal comitato portuale.
«È stata ribadita l'esigenza – tiene a sottolineare la Confindustria – di attualizzare i rispettivi investimenti ed i piani commerciali, per conoscere la collocazione definitiva delle rispettive attività rispetto alla cosiddetta "zonizzazione"». Tradotto: l’Authority ci dia «indicazioni concrete» relativamente alla «destinazione delle varie attività». Tutte questioni che l’associazione di categoria punta a portare al confronto con i vertici dell’istituzione portuale.
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