Il Tirreno

Livorno

“Laboratorio” Facebook per reinventare il Palio

di Juna Goti

A lanciarlo sono gli stessi vogatori che in una lunga lettera mettono in fila diciannove idee da cui partire per salvare dal basso la manifestazione

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LIVORNO. Diciannove proposte, diciannove "boe" di partenza per provare a salvare il Palio marinaro, e un laboratorio di idee virtuale per invitare gli appassionati e la città, tutta, a fare fronte comune e a riscoprire l'amore per il remo.

La riforma di gozzi e cantine, questa volta, parte dal basso, dai vogatori. Gabriele Pritoni, atleta dell’armo biancogiallo dell'Ovosodo che si è portato a casa il Palio, ha scritto una lunga lettera al Tirreno (testo integrale su www.iltirreno.it) in cui annuncia la nascita del gruppo Facebook "Laboratorio Palio Marinaro Livorno": un gruppo aperto, dove discutere del futuro della manifestazione che una volta accendeva i rioni e che oggi prova a fatica a riformarsi, col pubblico che spesso latita.

«Il Palio – rivendica il vogatore – ci lega al nostro territorio a doppio, a triplo filo. È un canapo da ormeggio che ci lega alla nostra città, è la nostra tradizione e la nostra storia, il Palio è la nostra identità. Basta salire su una gabbianella e seguire un allenamento di un gozzo qualsiasi per capire che quella è Livorno. Il Palio non lo possiamo perdere».

Pritoni racconta cosa vuol dire salire su un gozzo tre, quattro, sette volte a settimana. Racconta il piacere degli sfottò tra le cantine. Le difficoltà, il rispetto sportivo, la pazienza delle mogli, le giornate passate a parlare in cantina di sport, politica, famiglia, tempi e regolamenti.

Nei giorni scorsi ha buttato giù diciannove proposte. Molte riguardano la ricerca degli sponsor e l’aiuto dei privati: «Pensiamo, ad esempio, a una gestione delle cantine in convenzione con le grandi aziende della zona, modello Atl-Colline, organizziamo cene rionali e sponsorizziamo il Palio sia nelle scuole che nei depliant turistici».

Alcune posizioni faranno discutere, a partire dal no del vogatore agli accorpamenti dei rioni (da 16 a 8) che invece sembrano essere l'unico punto fermo della riforma che partirà quest'anno.

«So bene – scrive nella lettera – che non si può tornare a venti o trent’anni fa quando gli sciami di motorini seguivano i gozzi lungo la Barontini, perché in trent'anni la società è cambiata tanto, sono cambiati i modi di aggregarsi e di divertirsi e la passione e il tifo per legge non si fanno. Penso però che il Palio sia un "prodotto" vincente, che non abbia saputo evolversi e necessiti solo di una giusta promozione. Altrimenti – chiosa – non si spiega come decine di altri pali in giro per l'Italia, di livello inferiore, godano di maggiore salute. Per qualità agonistica arrivo a dire che non abbiamo niente da invidiare a nessuno, men che meno al Palio di Siena".

Così ecco l’appello: «Se fino a ora dall'alto (amministrazione comunale, comitati vari e dirigenze delle cantine) non sono stati in grado di fare abbastanza, è forse il momento di provare ad aiutarli concretamente mettendoci del nostro, dal basso. Mi rivolgo ai vogatori, agli ex vogatori e a tutti quelli che amano questo mondo e che hanno capacità e idee. Ho lavorato a un elenco di proposte, vorrei condividerle con tutti gli interessati e poi incontrare l'assessore allo sport nel mese di settembre, budget alla mano, per vedere se ci sono spiragli per rilanciare questa nostra bellissima tradizione. Io cento lire per cominciare le butto, per farci smettere ne dovranno trovare mille: facciamo che non sia facile». Il dibattito è aperto. Ora tocca anche alla città.

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