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vaccaro (pdl)

«Io vittima degli attacchi del mio stesso partito»

LIVORNO. È guerra in Provincia. Una guerra tutta interna al gruppo del Pdl guidato da Costanza Vaccaro. Ovvero l’ex candidata a presidente che ha disertato il congresso provinciale che ha portato all’...

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LIVORNO. È guerra in Provincia. Una guerra tutta interna al gruppo del Pdl guidato da Costanza Vaccaro. Ovvero l’ex candidata a presidente che ha disertato il congresso provinciale che ha portato all’elezione di Paolo Barabino. Il gruppo è spaccato in due: da una parte ci sono Alessandro Corsinovi, Massimo Malanima, Benito Gragnoli e Maida Landi, dall’altra Costanza Vaccaro, Roberta Naldini e Mauro Antonino (con Giovanni Sironi a fare da ago della bilancia).

Metà gruppo, da tempo, non ha più fiducia nella Vaccaro e chiede l’avvicendamento. La riunione decisiva dovrebbe essere convocata a giorni. E mentre trapela la notizia della nomina di una sorta di traghettatore (Malanima o Corsinovi) per accompagnare l’uscita di scena di Vaccaro, ecco che la capogruppo rompe il silenzio e firma una lettera al veleno.

«Non è per causa nostra – scrive – che il gruppo del Pdl sta offrendo una pessima immagine di sé, guarda caso dalla vicenda congressuale in poi. È da allora – sostiene – che alcuni soggetti si adoperano per intralciare l'azione politica, minandola con continui attacchi volti a tentare di delegittimarmi per impossessarsi del ruolo di capogruppo».

«Il fiorentino Cosinovi – accusa – giunse fino a prospettarmi la sfiducia, per convincermi a sostituire la consigliera Naldini solo perché aveva osato criticare la conduzione del partito (non siamo in un Soviet). Sempre Corsinovi, non riuscendo a convincermi a defenestrare la vice capo gruppo, nella sua bramosia di colpirmi, si è spinto fino a rivolgermi un'accusa di falso ideologico che gli atti della Provincia hanno dimostrato essere falsa».

«Ci sono fatti – azzarda – che per carità di patria avrei omesso di riferire se non fosse che i toni nel gruppo si sono esasperati fino al punto di rivolgere a me e a Naldini intemperanze inaudite: fatto di per sé lesivo per la dignità del Consiglio e gravissimo, visto che le destinatarie di tali eccessi sono due donne».

«Alcuni colleghi – chiude – non essendo riusciti a disporre dei numeri sufficienti per sfiduciarmi, sostengono, senza accampare motivazioni politiche, che per far cessare questo clima da guerra civile nel gruppo, dovrei dimettermi. Credo che per recuperare la serenità occorrerebbe anzi tutto recuperare il senso del rispetto tra colleghi. Sarebbe davvero il colmo se i vincitori di un congresso celebrato con l'obiettivo di unire i due gruppi in Comune si trovassero nell'imbarazzante circostanza di avere indebolito la già difficile azione politica del gruppo in Provincia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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