Italia
Contenzioso da 2 milioni: l’Aamps trema
La Edil Etrusca, che si era aggiudicata l’acquisto della sede per 4.100.000 euro, chiede i danni all’azienda dei rifiuti
LIVORNO. Un contenzioso da circa due milioni di euro, riguardante la mancata vendita della sede di via Banda, sta facendo tremare l’Aamps. Il Tribunale amministrativo regionale di Firenze ha infatti dichiarato ammissibile il ricorso presentato dalla Edil Etrusca contro il provvedimento di annullamento della gara per l’aggiudicazione dell’immobile, e di tutti gli atti conseguenti, firmato da Angelo Rosi subito dopo aver assunto la carica di amministratore unico: la causa, che vede la Edil Etrusca chiedere il pagamento di tutte le somme finora sostenute in questa operazione (pari a 490mila euro) sarà discussa nel merito il prossimo autunno. Contestualmente , la società immobiliare livornese ha depositato al tribunale civile un ricorso, sempre contro Aamps, per il risarcimento del danno subito e per il mancato guadagno che è stato quantificato in circa 1 milione e mezzo di euro. Ma in questo caso, il procedimento si annuncia più lungo.
Di conseguenza, questo duplice contenzioso rischia di pendere come una spada di Damocle sulle sorti di Aamps in una fase, qual è quella attuale, che la vede lottare con grande difficoltà per uscire fuori da una situazione finanziaria molto critica. Ed è in questo contesto che va inserita la decisione presa dall’azienda nella primavera del 2010, d’intesa con il Comune, di vendere la sede di via Bandi. All’epoca non si parlava ancora di un’ azienda sull’orlo dell’insolvenza, cosa che invece i livornesi hanno dovuto scoprire amaramente solo in questi ultimi mesi, ma già si ipoitizzava la necessità di vendere la vecchia sede per reperire risorse da investire negli impianti. L’idea era quella di cedere l’area di via Bandi, tra via Emilio Zola e via Garibaldi, dove l’acquirente avrebbe potuto costruire case e di trasferire la sede al Picchianti per realizzare un unico polo aziendale. La migliore offerta, dopo un anno di inutili tentativi, fu giudicata quella della Edil Etrusca che avrebbe acquistato l’edificio di via Bandi a 4.100.000 euro (il prezzo a base d’asta) e avrebbe affittato ad Aamps un immobile di 2.822 metri quadri in via dell’Artigianato dove sarebbero stati trasferiti tutti gli uffici dell’azienda. «Il canone mensile avrebbe dovuto essere di 15 euro a metro quadro - spiega Roberto Paoletti, presidente del cda di Edil Etrusca - ma dopo una trattativa con Aamps e Comune scendemmo a 12 euro (33.864 euro al mese, ndr)».
A quel punto, Aamps inviò una raccomandata al soggetto che si era aggiudicato la gara, la Edil Etrusca, e iniziò lo scambio di documentazioni e protocolli in vista della firma del contratto che era stata prevista per la fine di giugno 2011. «Abbiamo presentato tutto quello che ci era stato richiesto - prosegue Paoletti - Addirittura abbiamo fatto un secondo progetto, perchè per il Comune quell’edificio era troppo grande e riteneva sufficienti 2.500 metri quadri. E poi abbiamo presentato le fidejussioni. C’era l’accordo su tutto, mancavano solo le firma sui contratti di compravendita e di locazione che dovevano essere contestuali, perchè il bando prevedeva questo vincolo».
In estate, con la giunta comunale congelata, qualcuno cominciò però a chiedersi quale vantaggio avrebbe tratto l’Aamps a vendere la sede e a prenderne una in affitto. Forse ci si sarebbe dovuto pensare prima... Fatto sta che col precipitare della crisi, Rosi ha subito deciso di annullare la gara e di revocare l’assegnazione e tutti gli impegni conseguenti.
«L’esito di una gara può essere annullato - conclude Paoletti - con l’obbligo però di pagare tutte le spese che il soggetto vincitore, cioè la nostra società, ha sostenuto. E il Tar, infatti, ha ritenuto ammissibile la nostra azione legale. In più, per concentrarci su questa operazione abbiamo rinunciato ad altri interventi: i danni economici che abbiamo subito sono tutti documentato. Non si può cambiare idea, come ha fatto Aamps, senza tenere di conto di quelli che sono i nostri diritti».
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