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Livorno

Il premio Combat parla svedese

Il premio Combat parla svedese

La giuria ha scelto l’opera di Bo Christian Larsson: «Pittura e disegno in uno stretto confronto dialettico»

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LIVORNO. Giornata finale, quella di sabato sera, per il Combat Prize, che quest'anno si è svolto per una settimana nella sede centrale degli ex Granai di Villa Mimbelli. In serata, davanti a un folto pubblico, sono stati proclamati i vincitori che hanno conquistato il podio della terza edizione: un'edizione che, analizzando i vincitori, si é dimostrata giovane e internazionale.

Il premio pittura (da 6000 euro) è stato assegnato allo svedese Bo Christian Larsson che ha conquistato la giuria composta da Francesca Baboni, Angela Madesani, Heirich Heil, Taddei Stefano, Martina Cavallarin, Giuseppe Donnaloia e Laura Barreca.

La motivazione è «l'intelligenza della sua ricerca in cui pittura e disegno si trovano in uno stretto confronto dialettico». È parso interessante anche il riferimento alla sua cultura nord europea, che traspare nelle sue scelte stilistiche e iconografiche.

L'artista trentaseienne, che oggi vive a Berlino, ha portato infatti una tecnica mista di grandi dimensioni (150X138 cm) intitolata The Destroyer, in cui geometrie pittoriche si amalgamo con disegni di stampo figurativo, che proiettano l'opera in un'atmosfera misteriosa e arcana, fortemente simbolica.

Nella sezione fotografia ha vinto invece Giovanni Mantovani (premio da 6000 euro), nato a Brescia nel 1976, «nel cui lavoro si evince una ricerca sul senso e sulla poesia del mezzo utilizzato, anche attraverso il superamento dello stesso».

L'opera vincitrice è “Mind the gap”, di piccolissime dimensioni: 6x8,5 cm. Un'immagine d'epoca ricca di suggestioni. Radenko Milak, trentaduenne dalla Bosnia Herzegovina, è il vincitore invece della sezione grafica (premio da 4000 euro) con “Bordello of Warriors” (Sarajevo 1993): è piaciuto «per l'attualità della sua ricerca, profondamente legata alla situazione storica del luogo in cui vive. È inoltre interessante - si legge nella motivazione - la capacità tecnica con la quale è stata realizzata l'opera premiata»: carboncino e inchiostro su carta.

Volerà infine a Berlino per due mesi, con una borsa di studio, la fotografa viareggina Francesca Cirilli: l'artista under 35 (classe 1982) che più ha convinto la giuria con la sua foto “What new perspectives_Delhi”.

Anche la giuria popolare, a sorpresa, ha puntato tutto sulla fotografia, che solo da quest’anno concorre al Premio Combat: al pubblico che ha votato con delle cartoline presenti al bookshop, infatti, è particolarmente interessata l'opera di Benedetta Alfieri, nata a Parma nel 1973: l'immagine verticalizzata di un libro semiaperto che sembra quasi un'astrazione.

«Ognuno dei componenti della giuria - spiega Paolo Batoni, patron del premio, molto soddisfatto per il successo della terza edizione - aveva avuto modo di operare, precedentemente, una prima valutazione delle opere in concorso e di sceglierne una rosa da proporre in sede di riunione per la decisione finale. Alla fine, però, i vincitori sono stati scelti all'unanimità».

Il premio si è concluso con la presentazione di Il Piacere dell'arte, edito da Johan&levi: l'ultimo libro di Adriana Polveroni, docente a Brera e direttrice di Exibart, che ha tracciato uno spaccato interessante sul collezionismo contemporaneo in Italia. E, intanto, tra gli organizzatori, non si perde tempo: il pensiero vola già alla quarta edizione.

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