Il Tirreno

Livorno

L’addio del pm Rizzo «Qui anni difficili ma vi lascio il cuore»

di Federico Lazzotti
L’addio del pm Rizzo «Qui anni difficili ma vi lascio il cuore»

Dopo 14 anni scatta il trasferimento alla Procura di Pisa Tra le indagini l’omicidio a Vada e l’assalto al portavalori

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LIVORNO. Appoggiati alla parete spoglie, pronti per essere imballati e portati via, ci sono i quadri che il suo collaboratore Mario Orsini le ha regalato, sulla scrivania gli ultimi fascicoli da firmare perché da lunedì avranno un altro titolare, a terra decine di fogli destinati al macero.

Al centro dell’ufficio che è stato il suo dal 1998, al secondo piano della Procura della Repubblica di Livorno, il sostituto procuratore Paola Rizzo, 47 anni da Napoli, ripercorre quattordici anni di indagini durante i quali vita e lavoro si sono intrecciati più volte.

«Non posso dire che siano stati anni felici – ammette con quell’accento partenopeo che non le ha fatto perdere il sorriso – durante la mia permanenza in città ho avuto molti lutti in famiglia, ma nel dolore della vita privata ho trovato qua dentro il calore per reagire. All’indomani della scomparsa di mio fratello – prosegue – non stavo bene, avevo sempre i brividi di freddo. Una mattina entro nella mia stanza e trovo una stufa che Orsini (si danno ancora del lei ndr) mi aveva comprato. In quel momento ho capito di aver trovato un fratello in ufficio».

Quattordici anni fa, quando è arrivata a Livorno dal tribunale di torre Annunziata, aveva in testa una realtà diversa rispetto a quella che si è trovata davanti. «Venivo da un’esperienza nelle vesti di gip a Torre Annunziata, mio marito è di Pisa e quando feci domanda la Procura più vicina che si liberò fu questa. Pensavo fosse una sede semplice invece ho scoperto sulla mia pelle che è una realtà delicata. Certo, non ci sono gli omicidi efferati e con la stessa frequenza con la quale accadono al Sud, ma qui i reati sono più sottili. Tutto deriva dalla natura litigiosa della gente, dalla complessità del territorio che ne fanno una realtà faticosa».

Difficile ricordare tutte le inchieste condotte dal pm Rizzo. Quelle che ricorda con maggiore soddisfazione, come accade per i registi, sono le ultime. «Nel complesso – racconta – sono soddisfatta soprattutto di quanto ottenuto ultimamente. A cominciare dal patteggiamento a cinque anni di carcere del promotore finanziario Michele Simoni, che aveva truffato decine di clienti. Oppure la sentenza Capasso, sull’assalto al portavalori di Castiglioncello, inchiesta che si è chiusa dopo anni di udienze. Infine l’omicidio di Vada e le condanne arrivate ultimamente a due pedofili. L’unica cosa che mi spiace è non vedere la fine del processo per il falso testamento che vede imputati i due poliziotti. Ho discusso ma alla sentenza non ci sarò». La richiesta di essere trasferita a Pisa risale allo scorso anno «ho i figli grandi e fare avanti e indietro era diventato impossibile». A gennaio l’ok, ieri l’ultimo giorno alla Procura di Livorno. Venerdì scorso il saluto a cena con colleghi diventati amici. Tra gli invitati anche l’ex procuratore capo Roberto Pennisi. «Non sarò breve», ha detto iniziando il discorso per dire «Ciao Paola».

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