Il presidio
«Nessuno si è mai fatto sentire»
Viti si scusa con i parenti. «Però quell’operazione andava fatta»
LIVORNO. Per ora quel bonifico da un milione di euro è fermo lì, in banca. Brunero Allegri non ha deciso cosa farne. Ora non ci vuole pensare. La moglie, che in città gestiva un’impresa di pulizie, gli è rimasta accanto per 39 anni. Brunero e le figlie, prima del risarcimento, avrebbero voluto le scuse della Asl. «Che però – dice l’uomo con la voce che trema – non sono mai arrivate». Le figlie parlano accanto a lui: «È stata distrutta una vita, una famiglia e non abbiamo mai ricevuto neppure una lettera».
Maurizio Viti, contattato ieri al telefono, ha risposto a distanza ai familiari: «Se si sono sentiti offesi faccio le mie scuse attraverso il giornale. Non sono mai stato ricontattato, non li ho rivisti. Dopo l’ultima operazione sono rimasto sempre in contatto diretto col professor Filipponi. Fu lui a chiamarmi per comunicarmi che la signora era morta per un’embolia polmonare».
«Negli anni successivi – riprende – non sono mai stato convocato dal tribunale, ascoltato o indagato. Ufficialmente non sono stato neppure informato del procedimento. Ripeto che in quel caso secondo me si doveva operare, anche se poi gli esami hanno rivelato che non si trattava di un tumore. Quello che è accaduto dopo resta da chiarire».
Gli avvocati Massimiliano Ferretti e Marco Guercio hanno vinto una lunga battaglia, una di quelle che si portano a casa poche volte nel corso di una carriera. Anche perché, ripete Ferretti, «di casi simili ce ne sono parecchi, ma non sempre le famiglie hanno la forza e le possibilità per chiedere di fare almeno chiarezza». «Oggi decidiamo di raccontare quello che è successo – gli fa eco Allegri insieme alle figlie – proprio per dire a chi si è trovato nella nostra stessa situazione di non avere paura di affrontare certe strutture. Prima bisogna capire cosa è accaduto e, se ci sono le motivazioni, avere il coraggio di denunciare». La parte lesa ha deciso di intraprendere la strada civile e di non fare denuncia penale. «Non c’è mai stata – chiudono i legali – la volontà di crocifiggere qualcuno, nessuna acredine, ma solo di dimostrare che per questa morte ci sono responsabilità. Alla fine l’Asl ha dovuto fare un milione di scuse». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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