Curano i sani e respingono i malati
Ogni volta che la scuola è ferita da vicende dolorose come la bocciatura dei bambini di Pontremoli si evoca il "Non bocciare", gridato in Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani, uscita nel 1967, milioni di copie vendute. Ma è un'evocazione impropria. Un mese prima di morire per un tumore (il 26 giugno 1967), don Milani infatti lasciò Barbiana e ordinò di chiudere la scuola. Come dire che la sua era stata un'esperienza irripetibile. Non un modello da esportare. Ma un messaggio, questo sì, valido ancora oggi. Anche per cercare di capire il caso di Pontremoli.
Primo. Il "non bocciare" milaniano è stato molto equivocato. Gli si è imputato il lassismo e il degrado della scuola italiana. Don Milani come il padre del 6 garantito. Nulla di più falso. La sua era una scuola aperta 365 giorni l'anno, non conosceva feste e vacanze e il priore era un maestro molto severo.
Secondo. Il "non bocciare" è riferito alla scuola dell'obbligo. Dopodiché il priore auspicava studi molto selettivi perché gli ingegneri - scriveva - devono saper costruire strade, case e ponti, ad esempio. Oggi noi abbiamo invece una scuola in cui chi è ricco si compra anche il sapere (basti pensare alle lauree comprate) mentre chi è povero finisce spesso per essere bocciato ed escluso dalla scuola.
Terzo. L'istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione. Lo Stato deve impegnarsi a fornire a tutti i ragazzi una base culturale. Per farli diventare cittadini sovrani. In grado - sosteneva il priore - di capire una delibera comunale, una legge, l'editoriale di un giornale. Cittadini coscienti, consapevoli.
Quarto. E se un bambino non riesce a leggere e a scrivere? Qui sta la sfida del maestro. Deve amare i suoi ragazzi. E giocare sui tempi lunghi. "Non tutte le pere maturano allo stesso tempo", spiegava il priore.
A Barbiana gli ultimi erano i primi: finché non avevano imparato, il maestro non andava avanti con il programma. "Perché Dio non ha creato alcuni intelligenti e altri idioti", spiegava don Milani. Purtroppo la scuola, aggiungeva, "cura i sani e respinge i malati".
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