Il Tirreno

Livorno

le analisi di arpat e castalia sui sedimenti

«Quel fondale è pulito» Ma il dossier è di febbraio

di Federico Lazzotti
«Quel fondale è pulito» Ma il dossier è di febbraio

LIVORNO. «Nei sedimenti del fondale non si riscontrano significativi apporti di sostanze pericolose attribuibili ai fusti di catalizzatori rinvenuti nella zona. In tali sedimenti sono assenti...

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Nei sedimenti del fondale non si riscontrano significativi apporti di sostanze pericolose attribuibili ai fusti di catalizzatori rinvenuti nella zona. In tali sedimenti sono assenti fenomeni di tossicità».

Si conclude con queste righe, scritte in neretto, il report preliminare di valutazione analitica relativo ai sedimenti prelevati dalla società Castalia, per conto della Grimaldi tra il 29 febbraio e il primo marzo, tre mesi e mezzo fa, e firmato dal responsabile provinciale di Arpat Stefano Rossi.

È questo il documento più recente che fotografa lo stato di salute dei fondali intorno al luogo della tragedia, anche se dall’Agenzia garantiscono che i campionamenti stanno proseguendo e andranno avanti ancora per sei mesi rispetto a quello che era stato pianificato all’indomani dell’incidente all’Eurocargo Venezia avvenuto lo scorso 17 dicembre.

«Come concordato a – si legge nel report – Castalia ha prelevato 25 campioni di sedimento relativi ad altrettanti punti di campionamento suddivisi in più aliquote una delle quali è stata consegnata ad Arpat».

È su questi residui che l’Agenzia ha eseguito le analisi, a cominciare dalla ricerca di residui di catalizzatori e rivelando «sempre esito negativo». Gli stessi risultati sono emersi dal controllo degli idrocarburi, mentre nei valori di umidità quelli di Arpat risultano più alti «anche in considerazione della esigua quantità di campione a disposizione».

Nelle considerazione conclusive relativamente alla determinazione dei livelli di elementi in tracce di sedimenti il confronto tra i dati rilevati da Atlantica e Arpat «mostra una correlazione del tutto soddisfacente. In particolare si conferma la bassa presenza di antimonio e molibdeno, le due sostanze contenute all’interno dei 198 bidoni tossici finiti i mare a metà dicembre.

La stessa Agenzia ambientale, nel capitolo dedicato ai rischi legata alla permanenza dei bidoni in fondo al mare, ha pure spiegato quanto l’incolumità del mare sia legato alla velocità con la quale i fusti saranno recuperati. Ecco perché in questi giorni sono in corso altri campionamenti per capire come stanno le nostre acque e i nostri fondali oggi e quali effetti hanno avuto quelle sostanze sull’ecosistema.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani