Il Tirreno

Livorno

«Mandiamo a casa una classe dirigente ingorda e senza idee»

«Mandiamo a casa una classe dirigente ingorda e senza idee»

Tuci, coordinatore Idv, attacca Cosimi («si trascina senza realizzare nulla») poi critica anche l’ex sindaco Lamberti

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LIVORNO. «L'amministrazione Cosimi continua a trascinarsi senza realizzare quel poco di programma che si era data da qui alla fine della legislatura. L'Idv si opporrà in tutte le sedi istituzionali e mi auguro che daremo il nostro contributo per dismettere questa classe dirigente ancora ingorda di potere ma priva di idee per il governo di Livorno». Le parole di Benedetto Tuci, coordinatore provinciale dell’Idv, contenute in una nota che esprime un forte dissenso contro la paventata vendita di AsaTrade, segnano in realtà il definitivo distacco dell’Idv dall’amministrazione di Palazzo Civico.

Per molto tempo, dopo la cacciata dell’Idv dalla giunta, i dipietristi avevano infatti continuato a considerarsi parte integrante di quella maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni del 2009. E per molto tempo i vertici di Sel avevano cercato di convincere il Pd - senza riuscirci - a ricucire lo strappo con l’Idv. Ma adesso basta, il tempo è scaduto: Tuci e soci hanno dovuto prendere atto di essere stati ormai esclusi da tutte le scelte di governo e hanno capito di dover proseguire da soli per la loro strada. Ma non per questo, rinunciano a lottare.

«La vita amministrativa è bloccata - prosegue Tuci - Ci sono troppe questioni che non si sbloccano: si preferisce continuare a discutere senza avere il coraggio di fare delle scelte, magari impopolari. In questo contesto, i conflitti dei consiglieri comunali sono un utile polverone per nascondere il fatto di per sé evidente che il sindaco e la giunta non hanno risposte alle aspettative della città».

«Si è detto - prosegue Tuci - che la difficoltà era nell'atteggiamento di Idv in maggioranza e si è deciso di escludere Idv in una logica di autosufficienza. Sappiamo che la legge attribuisce al consiglio comunale compiti d'indirizzo e di controllo mentre l'azione di governo compete al sindaco e alla giunta. L'Idv è stata esclusa dalla giunta, ma il livello di efficacia ed efficienza dell'azione amministrativa è rimasto tale e quale o è peggiorato».

Per il coordinatore dei dipietristi, le radici di questa situazione affondano lontano. «Gianfranco Lamberti - spiega - oggi si pone come interlocutore privilegiato, come pseudo - stampella di una nuova maggioranza che vuole sostituirsi a quella uscita dalle urne che è una maggioranza di sinistra nella tradizione della città; ma Livorno non accetterà un trasformismo di impronta democristiana. È proprio con l'amministrazione Lamberti che inizia il declino dei servizi pubblici e la crisi delle società partecipate dal Comune».

E a questo punto Benedetto Tuci tira fuori la vicenda di Asa. «Chi, come me non è più giovanissimo - afferma - si ricorderà di un’azienda che era un modello e produceva utili per la collettività. Prima si iniziò a farle asfaltare le strade scaricando così sull'azienda un problema del Comune, poi gli sciagurati progetti di cooperazione con Cuba insieme a una politica del personale quantomeno "discutibile" e le fallimentari politiche di bilancio.

Infine al termine del mandato la vendita del 40% delle azioni ad una utility del nord Italia, in controtendenza anche a scelte di privatizzazione del resto della Toscana, che ha isolato le politiche industriali del Comune dal resto della Regione».

«Inoltre in questi anni - prosegue - l'amministrazione Cosimi e le altre amministrazioni comunali appaltatrici del servizio idrico hanno pedissequamente evitato di esercitare il diritto attribuito dalla legge Galli di controllare l'efficienza del servizio attraverso l'autorità Ato consentendo all'azienda di non pagare i canoni di uso dell'infrastruttura, di non adempiere a molti degli obblighi contenuti nel contratto di servizio ed hanno avallato piani di rifinanziamento del debito e di rimodulazione dello stesso che hanno scaricato sulle amministrazioni a venire il problema del risanamento. Ma poiché l'azienda è gestita di fatto da un privato, con questo comportamento si è incentivata la deresponsabilizzazione del socio, il quale ha concentrato la sua attenzione sulla vendita del gas rispetto al core business dell'acqua (sicuramente meno redditizia) e ha operato strategicamente per arrivare a mettere le mani sulla "gallina dalle uova d'oro"».

«E infatti - continua - siamo arrivati al dunque e cioè alla proposta di coprire parte del deficit aziendale con la vendita al socio di Asa Trade senza procedimento di evidenza pubblica. Vendendo il trading del gas che è "in utile" si peggioreranno i conti aziendali e si porranno le condizioni per una crisi occupazionale in Asa (simile a quella di Aamps e di Atl). Vendendo senza gara pubblica, si procederà su un percorso che non garantisce la tutela patrimoniale dell'ente Comune e che potrà essere indagato dalla magistratura ordinaria e contabile». E venerdì, la direzione del partito si riunirà per decidere come comportarsi in occasione del voto sul bilancio comunale. Il sì dei consiglieri non è affatto scontato. «Il salasso dell’Imu sulla prima casa, proprio non ci convince», conclude Tuci.

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