Il Tirreno

Livorno

Secche distrutte, pescatori pronti allo stop

di Juna Goti
Secche distrutte, pescatori pronti allo stop

La lettera della coop Azimut a prefetto e capitaneria: zone desertificate dallo strascico, intervenite o scioperiamo

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LIVORNO. È arrivata sulle scrivanie del prefetto e del comandante della capitaneria di porto la lettera scritta dai pescatori riuniti nelle cooperative Azimut e Santa Maria Assunta. Lettera in cui i soci delle due realtà livornesi - più di ottanta soci - si dicono pronti a manifestare, scioperare, scrivere al ministero se le autorità competenti non fermeranno la «desertificazione» delle secche della Meloria e di Vada.

«Alcuni pescherecci a strascico che non rispettano la normativa – aveva ripetuto giovedì al Tirreno il presidente della coop Azimut, Agostino Mennella – stanno distruggendo le nostre secche: quando a inizio maggio siamo andati a calare i tramagli sul fondale non abbiamo tirato su niente. Niente aragoste, saraghi, neppure scorfani».

«Con questa lettera – si legge ora nel testo inviato a capitaneria e prefettura – vogliamo porre la vostra attenzione sullo scempio che già da qualche tempo avviene in alcune zone del nostro mare da parte di qualche motopeschereccio che con le reti a scoglio se ne va tranquillamente, ma illegalmente, strascicando sui banchi di posidonia, distruggendo l’habitat naturale delle secche della Meloria e di Vada».

«Queste zone – si legge ancora – sono state rese desertiche, dopo anni di continuo strascico, non permettendo più il sostentamento dei motopescherecci, che con attrezzi da posta fissa (tramagli) possono lavorarci dal primo maggio fino a settembre».

La normativa dice che chi fa pesca a strascico deve calare reti e catene a distanza di tre miglia dalla costa, oppure oltre un miglio e mezzo se c’è un fondale di almeno 50 metri. È sempre vietato “strascicare” in presenza di vincoli ambientali e praterie di posidonia.

Nella nota i soci delle due coop lamentano anche attività di pesca a strascico nel tratto di mare che va dal Calambrone a Tirrenia, dove il fondale è inferiore ai dieci metri. «I furbetti – scrivono – pescano entro le tre miglia dalla costa, rendendo ancora più insostenibile lo sforzo dei tramagliai, visto che catturano quintali di mormore e orate destinate alla piccola pesca. È diventata – chiosano– una situazione insostenibile: ci rivolgiamo a voi che avete il potere di far rispettare le leggi che questi pirati dello strascico riescono a raggirare, non facendosi mai cogliere sul fatto dalle motovedette delle forze dell’ordine».

È indubbio che in questa guerra scoppiata tra le reti giochi una crisi che sta mettendo in ginocchio il settore. «Teniamo a sottolineare – chiudono i firmatari – che non vogliamo discriminare tutta la categoria dello strascico, ma solo chi non rispetta le leggi e sta distruggendo il presente e il futuro dei nostri figli». I pescatori si dicono quindi pronti a «muovere una protesta con tutti i mezzi civili e legali a noi permessi: manifestazioni, interpellanze ministeriali, scioperi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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