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Romano: «Clima orribile, mi dimetto»
Dopo la querela di Lamberti il capogruppo Idv pensa di lasciare il consiglio. Ma se esce al suo posto entra l’ex Toncelli
LIVORNO. «Non ne posso più, ogni giorno che passo in consiglio è una tortura, continuerò a fare politica fuori». Gli avversari dicono che bluffa, il suo partito prende tempo. Di fatto lui, Andrea Romano, capogruppo di Idv in consiglio comunale, per la prima volta ha messo nero su bianco l’idea di dimettersi.
L’ha scritto nella lunga lettera che ha buttato giù ieri, all’indomani della querela che gli ha presentato contro l’ex sindaco Gianfranco Lamberti. La querela è arrivata sui banchi della Procura dopo una conferenza dei capigruppo che il presidente Enrico Bianchi (Pd) è stato costretto a sospendere per «intemperanze dei consiglieri». Secondo la ricostruzione di Lamberti, Romano si sarebbe rivolto a lui chiamandolo “scemo” e alzando il dito medio. Il dipietrista smentisce e sostiene di non avergli «neppure rivolto parola».
Ora la reazione inaspettata. «Di fronte all'ennesimo bailamme scatenatosi contro di me – scrive Romano – non posso che esprimere tutta la mia amarezza per l'ultimo attacco ricevuto: sto raccogliendo le registrazioni di consigli, commissioni e conferenze in cui vengo insultato, tanto per far capire da quale parte sta l'aggressione e chi è l'aggredito. Ho anche provato, col collega Del Lucchese, a proporre una modifica al regolamento per limitare questi episodi, ma siamo stati derisi».
«L'impressione – riprende – è che dopo aver subìto tentativi di ostacolarmi cercando di farmi rimuovere da capogruppo e poi da presidente di commissione, ora devo subire la strategia della querela, magari fatta da politici contro politici, con testimoni pescati tra politici e perfino avvocati impegnati in politica. Un segno del clima orribile a cui si è arrivati, in cui si riempie il vuoto amministrativo con le provocazioni per distruggere una singola persona, che credo possa considerarsi una voce libera».
Romano sottolinea che «non ho mai scelto la strada della querela, neanche quando si sconfinava nelle minacce all'incolumità fisica».
«Basterebbe dedicarsi – chiude – a un confronto franco e leale, anche ruvido, senza offese personali, ma vedo che non è possibile, perciò sto pensando seriamente alle dimissioni dal consiglio, ormai luogo di veleni, imboscate e trappole verso chi finisce nel mirino». Alla fine ringrazia il presidente Enrico Bianchi («in questo caos ha avuto anche lui i suoi momenti di scontro col sottoscritto, che poi si sono risolti in modo amichevole») e ripete che «siccome non ho da fare per forza carriera in politica, né ho intenzione di lasciarmi insultare per altri due anni, forse è meglio che abbandoni un'arena che mi piace sempre meno: giusto il tempo di confrontarmi col partito, poi formalizzerò le mie decisioni».
Ieri sera, informato dal Tirreno, il segretario provinciale di Idv, Benedetto Tuci, ha detto che «ritengo che chi ha ricevuto il mandato degli elettori debba adempiere al proprio ruolo: se poi ci sono difficoltà oggettive le valuteremo col partito». Tuci non entra nel merito di liti e controliti: «Voglio stare ai fatti, i risultati di questa amministrazione sono insoddisfacenti, i programmi non vengono attuati. Valuteranno i cittadini alle urne». Romano ha fatto sapere che in serata avrebbe contattato il segretario regionale Fabio Evangelisti. Ma c’è un punto che in questo clima da guerra fredda ha quasi del comico: se Romano lasciasse davvero il consiglio, il primo dei non eletti con diritto di ingresso sarebbe Cristiano Toncelli. Il Toncelli ex vicesindaco, ex dipietrista, da sempre in guerra con Romano. Potrebbe essere questo dettaglio a convincere Idv a lasciare tutto com’è?
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