Il Tirreno

Livorno

Romano insulta Lamberti, querelato

di Juna Goti
Romano insulta Lamberti, querelato

L’ex sindaco: «Mi ha mostrato il dito medio». ll dipietrista smentisce, Bianchi sospende la riunione in Comune

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LIVORNO. Palazzo Civico, mercoledì mattina: il presidente del consiglio comunale, Enrico Bianchi (Pd), riunisce i capigruppo delle forze politiche rappresentate in Comune. C’è da stabilire l’agenda della prossima assemblea. In particolare c’è da capire se inserire all’ordine dei lavori la petizione arrivata dal Limoncino sugli annessi agricoli, come chiesto a più riprese dal dipietrista Andrea Romano (che alla fine, come raccontiamo nell’articolo in basso, decide di scrivere al prefetto).

La discussione parte: a rappresentare la giunta c’è l’assessore al sociale Gabriele Cantù, che a nome del sindaco chiede tempo. In sostanza chiede di non parlare degli annessi né durante la seduta in programma la prossima settimana (dedicata, tra gli altri, all’ippodromo) né quella successiva, quando c’è da discutere e votare il bilancio di previsione del Comune.

I capigruppo presenti (non ci sono Marco Cannito di Città Diversa e Tiziana Bartimmo della Federazione della Sinistra) danno l’ok, di fronte all’impegno di portare la petizione sul tavolo del primo consiglio utile a luglio. Romano arriva in ritardo e quando sente del rinvio chiede spiegazioni. Il battibecco con l’ex sindaco Gianfranco Lamberti, stando a quanto raccontato dai presenti, parte quasi subito. Lamberti avrebbe pronunciato una frase che suona più o meno così: abbiamo già deciso all’unanimità, non è che possiamo rimettere in discussione tutto per Romano. Parliamo di porto.

Una miccia che, come confermano alcuni dei consiglieri presenti, avrebbe acceso la reazione del dipietrista che, parola dopo parola, sarebbe arrivato addirittura ad alzare il dito medio, fare la linguaccia e pronunciare la parola “scemo” nei confronti dell’ex sindaco.

C’è scritto nero su bianco nella querela che Lamberti ha deciso di presentare subito dopo che Bianchi ha sospeso la conferenza «per intemperanza di alcuni consiglieri». L’ex sindaco sarebbe uscito dalla sala ammutolito, al coro di «lascialo perdere, vieni via» di Bruno Tamburini (Pdl) e Giuseppe Scavazzon (Pd), che gli sedevano accanto.

Lamberti nel primo pomeriggio ha incontrato il sindaco Alessandro Cosimi, poi ha raggiunto lo studio dell’avvocato Giuseppe Batini e firmato la querela. «Il consigliere Andrea Romano – si legge nell’atto – alla presenza di tutti gli altri partecipanti, ha iniziato a inveire nei confronti del comparente (Lamberti, ndr) definendolo “scemo” e rivolgendosi platealmente, sempre nei confronti del comparente, alzando ripetutamente nei suoi confronti il dito medio e dileggiandolo con altre espressioni».

Lamberti parla anche di una linguaccia finale. «Sono rimasto ammutolito – racconta subito dopo – sono uscito senza dire niente. Sono rimasto molto male. La deriva di questa fase politica per cui si cerca di far finire tutto in rissa non mi appartiene e non rispetta la storia di questa città che in parte anch’io, nel bene o nel male, ho contribuito a scrivere. C’è una dignità di Livorno e delle sue istituzioni – rivendica – che va salvaguardata: non possiamo preparare il terreno di una campagna elettorale basata sul dileggio e l’ingiuria. Voglio smontare questa strategia che sulla scia di un grillismo alla livornese punta a farci passare tutti come politici da buttare via». Lamberti chiude sottolineando che «sono rimasto colpito dalla solidarietà di alcuni consiglieri e del sindaco, che mi ha incoraggiato a non banalizzare». Frase che, c’è da scommetterci, non passerà inosservata ai vertici di Idv.

Secondo la ricostruzione di Lamberti, «mentre mi offendeva Romano si metteva la mano davanti alla bocca per non essere registrato». Così nella querela vengono chiamati a testimoni Gabriele Cantù, Bruno Tamburini, Giuseppe Scavazzon, Paola Volpi ed Enrico Bianchi.

Romano, dal canto suo, smentisce su tutta la linea. «Dito medio, linguaccia e offese a Lamberti? Figuriamoci. Non vorrei sbagliarmi, non ho ancora risentito la registrazione, ma è stato lui a darmi per primo del buffone. Io non mi rivolgo mai direttamente a lui, non l’ho neppure nominato, stavo parlando al telefono. In mio soccorso, come sempre, arriverà la registrazione».

Ora starà al giudice valutare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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