Il Tirreno

Livorno

Asl, pagate migliaia di ore non lavorate

di Giorgio Pasquinucci
Asl, pagate migliaia di ore non lavorate

Con il gioco dei turni l’Azienda ha speso a vuoto 5,5 milioni di euro e li rivuole entro fine anno. I sindacati: bloccate tutto

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PIOMBINO. C’è chi deve recuperare anche 200-300 ore non lavorate. L’Asl ha spedito il conto a circa 2.300 lavoratori turnisti delle sedi di Livorno, Piombino, Isola d’Elba e Cecina, invitandoli a concordare un programma di rientro, entro l’anno, con i propri coordinatori del servizio.

Una vicenda che sembra quasi incredibile, poichè questa ore non lavorate si sono accumulate dal 1999 ad oggi. Insomma, nessuno aveva chiesto, magari a fine mese, a infermieri ed inservienti, di restituire le ore in meno che di settimana in settimana crescevano a causa di una discutibile organizzazione del lavoro.

Una partita che vale circa 5,5 milioni di euro nel bilancio dell’Asl. Il conto è presto fatto. Secondo Paolo Camelli, segretario della Uil sanità, la media da recuperare, calcolata sui 2.300 turnisti, è di circa 70-80 ore che sono da moltiplicare per 30 euro, che è il costo orario di ciascun dipendente.

Ma qual è il meccanismo che ha generato una situazione così grave da costringere la direzione dell’Asl al rapido risanamento? «I turni sono organizzati in tre giorni di lavoro e due di riposo a settimana – spiega Camelli – Considerato che i giorni lavorativi sono sei, nella generalità dei casi i dipendenti non arrivano mai a fare le 36 ore previste dal contratto bensì 32. E difficilmente si arriva alle 156 ore mensili».

Chi doveva controllare ed organizzare i servizi, in modo da non far crescere il debito orario dei dipendenti, evidentemente non lo ha fatto e ora l’Asl si ritrova in mano la “patata bollente”. Sì perché, come chiarisce ancora Paolo Camelli, dopo dieci anni, se non è richiesta la compensazione, il debito orario va in prescrizione. Si sarebbero così aperti gli spazi per un intervento della Corte dei Conti, che potrebbe chiamare in causa dirigenti e funzionari.

Evidentemente la direzione, anche se il problema è scoppiato in ritardo, questo lo sa bene, poiché ha cominciato nel 2009 a chiedere in via bonaria ai dipendenti di rientrare dal debito.

«Il problema è tornato a più riprese sul tavolo delle trattative negli 4-5 anni, ma non è stato mai affrontato in modo risolutivo».

Così l’azienda nei mesi scorsi ha fatto partire le lettere, generando sconcerto tra i dipendenti. Come fare a recuperare nei sei mesi dell’anno che ormai rimangono centinaia di ore non lavorate in dieci anni? «E poi a sostengono i lavoratori – di chi è la colpa? Non è certo nostra se l’azienda non ci ha chiesto subito di recuperare il debito orario».

La direzione Asl, spedendo i primi inviti ai dipendenti perché sanassero la loro posizione, nel 2009 ha messo di fatto le spalle al riparo, evitando che tutto andasse in prescrizione. Il problema però resta aperto dal punto di vista sindacale. «È impensabile – spiegano sia Camelli che Stefania Nunes, segretaria della Cigl sanità – che i lavoratori possano restituire le ore pagate, ma non lavorate, in un periodo così breve. Questo non consentirebbe al personale il recupero psicofisico. Abbiamo quindi chiesto alla direzione di bloccare tutto, in attesa di concordare modi e tempi del recupero, che sicuramente non potranno essere un anno, forse nemmeno due».

Ma dall’inizio dell’anno qualcosa è cambiato e i dipendenti sono chiamati a fare qualche turno in più. Questo però non fa che aumentare le difficoltà, riducendo già gli spazi di riposo sui quali poi è complicato incidere ulteriormente. Per il momento Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto il tempo necessario a verificare tutte le posizioni. «È necessario – sostengono – garantire comunque a tutti il necessario riposo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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