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Livorno

L’assessore insiste: «Mi hanno offeso» E prepara le varianti

L’assessore insiste: «Mi hanno offeso» E prepara le varianti

Dopo l’abbandono della riunione in Corea Grassi dice come rivoluzionare il Picchianti. Poi solleva il caso dei dirigenti

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LIVORNO. Due giorni fa ha sbattuto la porta del centro civico di Corea, dove era in corso un faccia a faccia tra gli amministratori della città, i tecnici di Arpat e i residenti del Picchianti per risolvere il guaio dei cattivi odori che assediano l’area nord. Oggi la presidente della circoscrizione 1, Daniela Bartalucci, parla di gesto «poco comprensibile» e si affretta a ricucire con i cittadini per trovare soluzioni condivise. L’assessore fiorentino Mauro Grassi, però, non si smuove di una virgola e ripete di essersi sentito offeso.

«Quando sono arrivato a Livorno – dice – ho detto che avrei incontrato comitati e associazioni, purché ci fosse rispetto. Non accetto di incontrare chi non rispetta le istituzioni. L'altra sera il primo che si è alzato ha detto che eravamo lì per fregarlo, che non avevamo alcuna intenzione di trovare soluzioni. Cosa voleva dire, che sono un venduto delle imprese? Non ci sto. Subito dopo – continua – ha preso la parola un altro che ha detto che i comitati vogliono occupare strade e aziende, come se non ce ne fossero già abbastanza che chiudono: chi vuole prendere in mano i forconi non chiami le istituzioni». «Non sono io – insiste – che ho mancato di rispetto, sono loro che non hanno mancato di rispetto a me e all’istituzione che rappresento».

Il sindaco, va avanti, «avrà capito che non ho una grande pazienza. L’assessore Nista e la presidente Bartalucci, invece, oltre che passione e competenza hanno mostrato grande pazienza. Quando ho detto che ci sono politici non si infiammano di fronte a certe platee perché hanno accordicchi e interessi da difendere non mi riferivo certo ai presenti, che si stanno dando da fare per risolvere la situazione».

Ok, ma il problema resta: le analisi olfattive fatte negli ultimi mesi hanno dato ragione ai residenti, i cattivi odori ci sono eccome. «A breve – assicura Grassi – insieme a Provincia e circoscrizione, presenteremo un piano di azione. Dovremo fare un’operazione di bonifica del Picchianti. Questo quartiere è nato male, c’è una promiscuità che non è nella norma del buon pianificatore: troppe case accanto ad aziende impattanti. Su questo sono d’accordo con i cittadini e non accetto di essere trattato come fossi la controparte».

«Stiamo pensando – riprende – a come spostare le aziende nel nuovo piano strutturale. Ma è chiaro che quando un imprenditore è in regola deve essere convinto a spostarsi, incentivato, non lo si può obbligare. Deve essere studiato trasparentemente un piano che tuteli i cittadini e al tempo stesso garantisca lo sviluppo delle imprese. Il settore del trattamento dei rifiuti è interessante, può creare posti di lavoro. Certo non sulle terrazze dei residenti».

Grassi sta lavorando a un pacchetto di varianti che dovrebbe anticipare il nuovo piano strutturale. Dentro ci stanno l’ampliamento della Kayser, un luogo di culto musulmano al Picchianti, l’area di Vallin Buio, dove dovrebbe nascere un sito produttivo per le aziende che trattano i rifiuti, come Ra.Ri e Lonzi.

Tempi e pratiche, però, si accumulano. La parole che dice allora l’ex dirigente della Regione, schietto anche con i suoi, pesano come un macigno: «In Comune c’è una situazione non soddisfacente, che dobbiamo risolvere. Non c’è sintonia tra il gruppo politico (che fa le scelte) e i dirigenti (che devono concretizzare gli input). Non è un problema di qualità, ripeto, ma di sintonia: se la macchina non riesce a dare risposte efficaci e tempestive vuol dire che bisogna cambiare i dirigenti. Io sono stato il primo ad andarmene in Regione quando le cose non andavano. Fra poche settimane – chiude – dovrò partire col nuovo piano strutturale, che non può diventare Godot: farlo in un anno e mezzo non è uno scherzo, poi c’è il pacchetto delle varianti anticipatrici. Ho chiesto che la struttura reagisca agli input politci, altrimenti non sarò in grado di lavorare».

Juna Goti

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