Il presidio
La notte creativa di Clet e i cartelli diventano storie
Performance dell’artista francese che è tornato in città con i suoi adesivi che modificano i segnali stradali
LIVORNO. Ha inforcato una bicicletta nera molto understatement e nella notte è andato alla conquista della città, con i suoi adesivi e la sua fantasia. Omini ma anche piccioni e cuori, che hanno trasformato molti cartelli stradali della città in gioiellini della street art. Clet Abraham, artisia francesce con studio a Firenze conosciuto in tutto il mondo, è un elegante 45enne che è difficile immaginare “imbrattatore”, definizione che gli è stata affibbiata contestualmente a una multa e con la quale lui stesso scherza. Di fatto non è raro che dopo una delle sue “operazioni” gli arrivi un verbale dei vigili urbani, anche se i suoi adesivi non lasciano tracce e il cartello, anche dopo il suo intervento artistico, rimane leggibile.
«Soprattutto nelle città di provincia ho notato anche la tendenza a riportare al più presto i cartelli alla normalità, perché evidentemente le mie azioni vengono percepite soprattutto come trasgressioni. Nelle grandi città invece entrano a far parte del panorama, si contestualizzano, e in genere gli stiker non vengono rimossi» spiega Abraham che dopo aver partecipato ad un incontro alla Bottega del Caffè ed aver disseminato le sue “storie” in centro è ripartito per Firenze.
Non prima di aver spiegato ancora una volta il senso della sua arte: «Ci sono troppi cartelli stradali nelle nostre città, sono il simbolo di un’autorità cieca, sono i colonnelli dei tuoi movimenti. Da questa riflessione nascono i miei interventi. Che non sono certo un inno all’anarchia, anzi. Il mio - dice - è un tentativo di positivizzare l’imperativo. E’ una protesta costruttiva. L’Arte non può e non deve distruggere. Solo costruire. Io cerco di rendere meno banali i segnali. E in questo modo li rendo perfino più notabili. Si ricordano»..
E in effetti è difficile non fermarsi stupiti e divertiti davanti a quegli arcinoti cartelli che improvvisamente ci parlano il linguaggio dell’artista. Messaggi apparentemente semplici, legati comunque soprattutto all’uomo, ai sentimenti, alle fatiche della vita quotidiana. E per dar voce e storia a questi segnali che scandiscono la nostra esistenza senza che neppure ce ne accorgiamo bastano pochi centimetri quadrati di adesivo e naturalmente la fantasia di Clet. Che per lavorare si arrampica dove capita. Spesso usa la bicicletta, ci monta sopra e come un acrobata maneggia i suoi tesori con velocità e attento a non sporcare, i “resti” degli adesivi riposti in una busta, da gettare nella raccolta differenziata. L’alba si avvicina e la missione è quasi compiuta, con un’appen dice mattutina. La città si risveglierà con la sorpresa, forse seguiranno le polemiche, forse le solite multe. Ma quello che conta per Clet è il sorriso che si affaccia su quasi tutti i volti, sono i nasi all’insù, i commenti quasi sempre benevoli, a volte entusiasti, a volte perplessi. L’obiettivo comunque è raggiunto: attirare l’attenzione su oggetti altrimenti “subiti” e dati per scontati, accendere un pensiero, rompere gli schemi.
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