Italia
Porto, a rischio i 64 addetti di Agelp
Mannocci (Ancip): «Livorno è un caso nazionale come apripista del Far West sulle banchine, l’Authority intervenga»
LIVORNO. Tira aria di bufera sui 64 lavoratori dell'Agelp, l'unico soggetto che in porto ha l'autorizzazione a fornire manodopera agli operatori per affrontare i picchi di lavoro. Anzi, ben più che bufera: fra meno di una settimana è prevista l'assemblea che dovrà decidere se mettere in liquidazione la società. Il passo successivo potrebbe essere la nascita di una "nuova Agelp" su nuovi presupposti e una nuova compagine di soci ma, all'opposto, potrebbe essere anche la cancellazione dell'unica realtà all'insegna dell'articolo 17, quello che regola la fornitura di "braccia" ad altre società in porto. Dunque, in linea di principio, se sparisce il solo soggetto autorizzato, non ci sarà sulle banchine nessuna possibilità di avere manodopera extra rispettando le regole.
È una situazione che fa suonare il campanello d'allarme – «anzi, io lo chiamerei un campanone» – a Vladimiro Mannocci nelle vesti di direttore dell'Ancip, l'organizzazione di categoria che raggruppa a livello nazionale le Compagnie portuali: «Su scala nazionale stiamo mettendo sotto i riflettori le situazioni dei porti dove si stanno creando strappi nella legge per arrivare alla marginalizzazione delle realtà nate con l'articolo 17, sostituendole con imprese articolo 16 che dovrebbero fornire servizi e invece sono talmente prive di mezzi, strutture e attrezzature che in realtà si limitano a prestare le braccia dei loro lavoratori. Penso a casi come Trieste o Venezia, ma adesso sembra che anche Livorno rischi di diventare un caso nazionale: emerge un certo qual degrado, una certa qual confusione degna d'un Far West delle regole». L’Ancip sta pensando a dar vita a un convegno nazionale a Livorno su questi temi.
Nei mesi scorsi sia i vertici Agelp sia i lavoratori hanno denunciato a più riprese che, nel corso del 2011, i dati dei trafficio portuali dicono che il lavoro non è affatto diminuito eppure sono crollati i turni richiesti a Agelp: segno che qualcuno dribbla l'obbligo di passare da Agelp per far fronte ai carichi di lavoro extra?
È un punto interrogativo che, ad esempio, in infuocati dibattiti in comitato portuale è stato tolto: con tanto di nomi e cognomi, ma senza alcun esito.
Mannocci punta il dito contro una serie di escamotage utilizzati sempre più spesso per evitare di chiamare Agelp e «arrangiarsi con l'uso improprio di imprese di servizi»: 1) casi di autoproduzione fuori regola «da parte di armatori nel settore ro-ro»; 2) situazioni di imprese autorizzate in base all'articolo 16 che, invece di offrire servizi, «non fanno altro che dare lavoro temporaneo rimpiazzando Agelp per alcuni terminalisti»; 3) società attive nei servizi complementari (soprattutto trasferimento auto), ma senza autorizzazione; 4) la diffusione dell'utilizzo di straordinari e doppi turni al di là di ogni limitazione prevista dalle norme.
«Livorno è stato il primo porto a dotarsi di una realtà tipo Agelp – avverte Mannocci – ora rischia di fare da battistrada in senso opposto: lo svuotamento di quel che era stato previsto con l'articolo 17». In realtà, il nostro porto ha fatto caso a sé fin dall'inizio, dice il direttore di Ancip: è l'unico caso nato sulla base del comma 5 (perché altrove le Compagnie portuali si sono riconvertite sulla base del comma 2 mentre a Livorno i “camalli” hanno scelto di diventare impresa).
Questa differenza di comma, a giudizio dell’esponente dell’associazione delle Compagnie portuali, non è una curiosità, perché «chiama in causa direttamente l'Authority che ne ha promosso la costituzione». L’istituzione portuale – rincara – c’entra anche perché le tariffe sono non dalla società bensì da quel che l’Authority decide come regolatore del mercato. Poi rincara: «Palazzo Rosciano non può più far finta di non vedere che il problema va affrontato».
Una ipotesi di soluzione potrebbe esserci: finora nella compagine soci dell’Agelp figura la metà delle imprese, quelle di Assiterminal sono rimaste alla finestra. A quanto gli risulta, sono stati rimosse tutte le ragioni che il mondo di Assiterminal aveva addotto per restare fuori». E aggiunge: «Ora tutti parlano di “comunità portuale”, ecco qui è il caso in cui si può dimostrare che esiste non solo nelle chiacchiere da convegno».
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