Italia
L’ennesimo ricovero del barbone ex agente
LIVORNO. In coma etilico, il corpo abbandonato su una carrozzina, in un angolo del triage del pronto soccorso. Ennesimo ricovero ieri pomeriggio per Sergino, il clochard romano, ex agente della...
LIVORNO. In coma etilico, il corpo abbandonato su una carrozzina, in un angolo del triage del pronto soccorso. Ennesimo ricovero ieri pomeriggio per Sergino, il clochard romano, ex agente della polizia penitenziaria. L’uomo è stato trovato in città in stato confusionale e semisvenuto ed è stato accompagnato come sempre in ambulanza in ospedale.
«Ogni volta è la stessa storia - sbotta un infermiere - lo prendiamo, lo laviamo tutto, poi lo ricoveriamo. Ma non appena lui si riprende dal torpore dell’alcol, scappa senza avvisare, su una delle sedie del pronto soccorso».
Di lui si sono occupati gli agenti del posto fisso di polizia dell’ospedale, i soccorritori volontari dell’ambulanza, il 118, l’Asl, i servizi sociali del Comune. E il suo caso è seguito persino dalla Procura, a cui si sono rivolti il primario Mauro Pratesi e i poliziotti del posto fisso dell’ospedale. Tuttavia, a quanto pare, non c’è nulla da fare. La sua situazione sembra irrisolvibile, anche perché è lui stesso che rifiuta i ricoveri. Nell’ultimo anno ha trascorso un paio di mesi in tutto in una struttura sanitaria dove è stato seguito costantemente. E così è riuscito a rimettersi un po’ in sesto. Ma “l’idillio” è durato pochissimo. E pochi giorni dopo la sua fuga-dimissione, tutto è tornato come prima. Dall’inizio dell’anno Sergino ha effettuato una cinquantina di accessi. Oltre a essere etilista, ha anche seri problemi di deambulazione. Sergino è un ex guardia penitenziaria e ha appena 55 anni. Ormai sono 4-5 ani che fa una vita randagia: beve e si distrugge in strada, in zona piazza Damiano Chiesa. Un caso sociale: perde coscienza per via dell’alcol in continuazione e ogni volta viene recuperato dai soccorritori delle ambulanze. Purtroppo la sua situazione crea seri disagi anche agli altri: basta andare nella sala d’attesa del triage quando c’è anche lui per rendersi conto della situazione. La convivenza con gli altri pazienti è a dir poco difficile. Senza contare l’impiego di carrozzine che di fatto risultano rubate. E il problema, proprio come il supplizio di Tantalo, si ripete ogni giorno.(l.l.)
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