Il Tirreno

Livorno

Polizza beffa per il mutuo Condannata una banca

di Federico Lazzotti
Polizza beffa per il mutuo Condannata una banca

La coppia ha cambiato istituto ma è stata costretta a continuare a pagare le rate L’Arbitrato ha dato loro ragione: hanno riavuto i soldi versati ingiustamente

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LIVORNO. Per avere una casa erano pronti a firmare qualsiasi cosa: mutuo trentennale, una polizza assicurativa fatta passare come indispensabile e che invece – in termini di legge – era facoltativa. E pure un finanziamento di quasi 15mila euro che coprisse, in anticipo, il premio.

Ad una coppia di dipendenti statali livornesi sono serviti due anni di ricorsi, udienze, relazioni e controdeduzioni per liberarsi dalla Banca con la quale sette anni prima avevano sottoscritto i contratti e farsi risarcire – dopo una sentenza dell’Arbitrato Bancario – le rate pagate e non dovute, circa 4mila euro. E infine azzerare il prestito.

La storia dei due coniugi inizia nel settembre 2005 quando si presentano in una delle agenzie livornesi di Banca Intesa San Paolo. «Marito e moglie – spiega il loro legale, l’avvocato Giampaolo Benedetti Pearson del foro di Lucca – furono obbligati dalla Banca a stipulare una polizza assicurativa sulla propria vita/salute, a garanzia della puntuale e corretta restituzione della somma mutuata».

Si trattava di una polizza a premio unico con pagamento anticipato, per pagare la quale i clienti furono costretti a stipulare un terzo contratto, con la stessa Banca - di finanziamento - per ottenere subito l'intera somma necessaria a pagare il premio unico alla compagnia assicurativa.

Per i primi cinque anni, dunque fino al 2010, la coppia paga ogni mese sia la rata del mutuo che la settantina di euro del finanziamento. Nel frattempo però il mondo finanziario e bancario si ribalta. E gli istituti di credito iniziano (apparentemente) a farsi la guerra fino alla seconda cifra decimale sugli interessi. E poi, con la legge Bersani, è pure possibile cambiare Banca.

Proprio questo tentano di fare i due livornesi: girano, confrontano, scelgono. «Siamo nel settembre 2010 quando i miei clienti decidono di passare ad un'altra Banca, che proponeva condizioni più vantaggiose, utilizzando lo strumento della “surroga”».

La vecchia Banca, a questo punto, non può fare altro che accettare la richiesta. «Il mutuo trasferitelo pure – è la risposta – ma il finanziamento dovete continuare pagarlo».

Nello specifico avrebbero insistito nel mantenere in vita i contratti di finanziamento e assicurazione. È a questo punto che la coppia decide di rivolgersi ad un legale che a sua volta chiama in causa l'Arbitrato Bancario Finanziario, una sorta di tribunale civile dei contratti economici, per chiedere la risoluzione dell’accordo di finanziamento e di quello collegato di assicurazione per «indebita condotta della Banca».

La sentenza, che non sarebbe in sé vincolante per la Banca al fine di risarcire i clienti, è della fine dello scorso anno, ma ci sono voluti altri quattro mesi affinché l’istituto decidesse di applicarla. «La Banca che non adempie alla direttiva – spiegano agli addetti ai lavori – finisce in una specie di lista nera collegata alla Banca d’Italia. È per questo che in situazioni simili chi perde tende a pagare, anche perché presentarsi davanti ad un giudice con un parere dell’Arbitrato significa avere molte possibilità di vincere».

Al centro della sentenza l'evidente «collegamento negoziale» esistente tra i due contratti. L'Abf, questa la sigla dell’Arbitrato, uniformandosi ad una recente giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione che stabiliva che venuto meno il contratto originario - quello di mutuo - doveva necessariamente venir meno anche il contratto collegato - quello di assicurazione – dichiarava così la risoluzione dei contratti di assicurazione e di finanziamento, e condannava, appunto, la Banca a restituire ai ricorrenti le rate mensili, oltre interessi, versate illegittimamente dal giorno dell'avvenuta surroga del contratto di mutuo fino al giorno della pronuncia dell'Abf.

Scrivono i componenti del Collegio: «Venendo al merito della controversia, la domanda appare fondata e meritevole di accoglimento, essendo manifestamente infondata la tesi di parte resistente (la Banca) secondo la quale non sarebbe ravvisabile alcun nesso di collegamento tra il contratto di finanziamento, la polizza e il mutuo».

Ma c’è di più: «Pur essendo la stipula della polizza assicurativa formalmente facoltativa, nel corso delle trattative l’intermediario ne rappresentava la sottoscrizione quale soluzione indispensabile per l’ottenimento del mutuo». E quindi la realizzazione del loro sogno di avere una casa di loro proprietà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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