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Livorno

I gettoni mai spesi per bici e massaggi «Devono pagare»

I gettoni mai spesi per bici e massaggi «Devono pagare»

Centinaia di signore nella trappola del centro estetico Il racconto: mi sono rivolta a tutti, ma nessuno ci ascolta

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LIVORNO. Una cascata di gettoni della bellezza rischia di diventare carta straccia nelle tasche di centinaia di clienti arrabbiate. Fino a qualche mese fa bastava consegnarli all’ingresso di uno dei due centri benessere della Miqo, in via Roma e via Crispi, per assicurarsi trattamenti estetici, sedute di manicure, percorsi relax o anticellulite. Tutto rigorosamente prepagato. La signora Graziella, ad esempio, ne avrebbe ancora una quarantina. Simona qualcuno in più, per via di un infortunio al piede che non gli ha permesso di presentarsi in palestra per alcuni mesi, ma quando ha risolto il problema e ha ricominciato a muoversi i centri hanno chiuso i battenti.

Le due signore sono solo le ultime che ieri hanno chiamato gli avvocati che stanno preparando la denuncia querela per il presunto raggiro ai danni di centinaia di signore che dopo aver sottoscritto un finanziamento per dilazionare l’iscrizione in palestra si sono viste beffate: centro chiuso e bollettini da pagare. «Ho conosciuto la palestra dopo aver vinto una serie di massaggi al supermercato – racconta una di loro – e la prima esperienza è stata buona: ho fatto un pacchetto per un anno senza limiti ed è andato tutto bene. Nel gennaio del 2011 mi hanno chiamato dalla segreteria per propormi di allungare il contratto per altri sei mesi e ho accettato». A questo punto però sono nati i primi problemi. «All’inizio – conferma un’altra signora – bastava un gettone per qualsiasi seduta. Poi per i massaggi ne servivano due».

Ad un mese dalla sottoscrizione del nuovo finanziamento un’altra brutta sorpresa. «La prima finanziaria mi ha contatto per dirmi che dovevo continuare a pagare anche le loro rate quando l’accordo era quello di azzerare il finanziamento precedente. Per chiarire la situazione ci ho impiegato dei mesi, solo alla fine e dopo molti colloqui si è risolta».

Del clima che si respirava nelle stanze parla un’altra donna. «Ognuna delle quattro socie aveva un suo ruolo preciso, chi proponeva i contratti, chi si occupava della contabilità e chi faceva solo presenza, mentre madre e figlia avevano un atteggiamento supponente che ricordava quello di Vanna Marchi».

Dalla fine dello scorso anno, poi la situazione è precipitata. «Prenotare un massaggio era diventata un’impresa. Gli appuntamenti venivano fissati anche ad un mese di distanza e quindi consumare i gettoni era impossibile e con la chiusura di un centro è andata anche peggio». Eppure, la speranza di vedere di nuovo le tende marroni che danno su via Roma aperte, c’era, o almeno in molti l’avevano prospettato come una possibilità reale. «Riapriremo tra un mese», dicevano. Invece a fine mese anche le cyclette di via Crispi hanno smesso di girare. «Siamo stati fregati – si sfoga un’altra signora – da un mese giro e nessuno, nemmeno le forze dell’ordine, mi ascoltano. Eppure chi ha organizzato tutto questo deve pagare».

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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