Italia
“Non ho firmato i documenti e ora vogliono che paghi”
La signora, anche lei vittima del centro estetico, ha presentato querela in Procura contro la società. L’accordo siglato l’anno scorso ad agosto, deve ancora dare 750 euro
«Non ho firmato io quei documenti e adesso non voglio più pagare le restanti quindici rate che devo ancore versare». La signora Mariella, la chiameremo così, è una delle decine di clienti che si sentono raggirate dal società Miqo Srl che nell’ultimo anno e mezzo ha gestito due centri estetici in città, il primo in via Roma e l’altro in via Crispi.
La sua querela indirizzata alla Procura della Repubblica di Livorno, la signora Mariella l’ha consegnata lo scorso 11 maggio. Dentro c’è il resoconto di quello che è stato il suo rapporto con la società e soprattutto con le due proprietarie.
La signora, una livornese sulla quarantina è entrata in contatto con il centro estetico tra la fine di luglio e l’inizio di agosto del 2011.
Qualche chilo di troppo addosso e il passaparola con le amiche di quel centro che fa prezzi bassi e pacchetti di offerte molto ampie che ti permettono di avere un’offerta il cui lo slogan recita più o meno così: «Dimagrire appunto: pancia, cosce glutei».
Il 4 agosto – si legge nella querela – la signora Mariella conclude l’accordo con la società. «Abbiamo pattuito un contratto di diciotto mesi – racconta la donna – per usufruire di trattamenti e servizi estetici». A livello economico il contratto prevedeva il pagamento, tramite bollettino postale, di diciotto rate mensili da 57 euro l’una.
Per quello che dice di aver capito la signora, prima della sottoscrizione del contratto, nessuna delle persone con le quali avrebbe preso accordi le avrebbe mai parlato di firmare un finanziamento che la impegnasse.
Invece, un mese dopo la firma, ecco arrivarle a casa un plico a mezzo posta prioritaria con sopra il timbro di Fiditalia spa. «Dentro alla busta – ricorda la signora – c’erano diciotto bollettini postali da 58,28 euro ciascuno con la prima rata a partire dal 15 gennaio dell’anno successivo».
A questo punto, e qui forse sta l’errore della signora, invece di tornare al centro estetico con tutto il plico e chiedere spiegazioni riguardo i bollettini e li contratto che lei dice di non aver firmato per avere il prestito, la signora inizia a pagare le prime rate. «Ho versato tre mensilità – conferma anche nella querela depositata in Procura – relative ai mesi di gennaio, febbraio e marzo».
Dopo aver pagato in tutto circa 170 euro la signora Mariella si blocca. «Il centro estetico – ricorda – ha iniziato a non dare più gli appuntamenti e successivamente ha chiuso senza preavviso».
Adesso, la cliente, almeno in teoria, dovrebbe pagare altre quindici rate per un totale di circa 750 euro. «Non ho nessuna intenzione di continuare a tirare fuori un euro visto che non ho mai sottoscritto un contratto con la Fiditalia spa e soprattutto perché dopo la chiusura del centro non potrò nemmeno usufruire dei servizi pattuiti».
I soldi del finanziamento però sono già finiti nelle casse della società e come la signora Mariella, c’è un esercito di donne con il dente avvelenato, qualche rimpianto e diversi bollettini ancora da pagare. (f.laz.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google