«Aamps, troppi impiegati e nenche uno spazzino...»
Amadio (Pdl) critica l’organizzazione del lavoro, poi attacca il sindaco Cosimi «Diceva che era un’azienda modello, ma ci sono da riscuotere 30 milioni di Tia»
LIVORNO. Il giorno dopo l’annuncio dell’amministratore unico Angelo Rosi («Siamo fuori dallo stato di insolvenza), la capogruppo del Pdl in consiglio comunale, Marcella Amadio, affonda il colpo sui conti di Aamps e lancia critiche agli amministratori per la gestione dell’azienda negli ultimi anni.
Troppi impiegati, nessun spazzino. L’esponente del Pdl parte da una premessa, riguardante l’orgnizzazione interna del lavoro. «L’Aamps si occupa dei servizi per la gestione dei rifiuti e per l’igiene delle strade - attacca - Non mi sembra possibile che un’azienda che svolge queste funzioni non abbia nemmeno uno spazzino, o un operatore ecologico per usare una dizione più corretta. Eppure è così. Angelo Rosi, oggi, può contare su 268 dipendenti, ma solo 135 sono operai. L’altra metà lavorano in ufficio: 4 dirigenti, 11 quadri, 32 impiegati amministrativi e 86 impiegati tecnici. In tutto fanno 133. Tra gli operai ci sono un’infinità di mansioni: tra questi ci sono gli addetti alla raccolta dei rifiuti, gli assistenti alla movimentazione dei cassonetti ma non c’è neanche uno spazzino. Questo perchè il servizio di spazzamento di strade, piazze, aree a verde e viali del comune è stato affidato alla Cooplat di Firenze. Il tutto per 3.146.371,92 euro all’anno, ma tanto all’Aamps non importa visto che non ha mai pagato questo servizio: Rosi ha spiegato di essere riuscito a dilazionare un debito nei confronti di Cooplat di 5 milioni di euro...Io credo che l’amministratore unico, invece di tagliare gli stipendi ai dipendenti, farebbe meglio a riorganizzare il lavoro dentro l’azienda. A partire proprio dallo spazzamento stradale che per l’Aamps dovrebbe essere il servizio principale ».
Troppa Tia non incassata. Marcella Amadio si sofferma poi sul fenomeno del mancato pagamento della Tia che, per le sue dimensioni, ha determinato una seria mancanza di liquidità nell’azienda. «Dal 2006 al marzo di quest’anno - dice - la morosità ha superato i 21 milioni di euro per quanto riguarda le utenze non domestiche: negozi, ristoranti, pizzerie, bar, laboratori artigianali, industrie, circoli ricreativi,caserme, sedi di enti e di istituzioni locali, etc. Sono oltre quattromila i nominativi di debitori di Aamps. Se aggiungiamo le utenze domestiche, gli interessi di mora e gli accontonamenti, non ci vuole molto a capire che complessivamente, i mancati pagamenti della Tia superano i trenta milioni di euro. Mi chiedo come sia stato possibile arrivare a questo punto: chi ha amministrato l’Aamps in questi anni, non si è accorto di questo problema?».
«Un carrozzone». La tesi di Marcella Amadio è che l’applicazione di un’aliquota Ici molto alta sia stata decisa proprio per compensare le mancate entrate. «A Livorno abbiamo la Tia più cara della Toscana - spiega - Io ritengo che una tariffa così pesante sia stata messa per riequilibrare l’incapacità da parte di Aamps di incassare gli importi dovuti: perciò, per chi ha pagato regolarmente è stato un salasso. La mancata lotta all’evasione è la dimostrazione dell’inefficienza e della cattiva gestione di Aamps in questi anni. Quando in consiglio comunale ho definito questa azienda un “carrozzone”, ricordo che il sindaco si arrabbiò molto: i numeri che ho elencato, insieme ai dati forniti da Angelo Rosi, dimostrano però che avevo ragione io».
A un passo dal fallimento. Succede così che l’ultimo attacco della capogruppo del Pdl sia rivolto ad Alessandro Cosimi. «Per anni il sindaco ci ha raccontato una bella favoletta - afferma - quella che l’Aamps era sana e che i presidenti erano grandissimi amministratori. Insomma, un’azienda modello, dove tutto andava bene. E come si arrabbiava con chi lo contraddiceva... Oggi invece scopriamo che sono stati fatti danni incalcolabili, che si era a due passi dall’insolvenza e infatti Cosimi ha chiamato d’urgenza Rosi che di lavoro fa il manager delle aziende in crisi. Però non c’era bisogno di dare 230mila euro a Angelo Rosi per tagliare gli stipendi ai dipendenti, riscuotere i crediti accumulati negli anni e spalmare i debiti mettendo in difficoltà le aziende che lavorano per Aamps».
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