Il presidio
Ombrelloni e sdraio aperti ovunque ma non ai Pancaldi
Nonostante il tempo gli stabilimenti si fanno trovare pronti Solo il più antico della città presenta una raffica di disservizi
LIVORNO. Ma i bagni aprivano oggi oppure no? La domanda nasceva spontanea ieri attorno a mezzogiorno dopo aver fatto un giro veloce all’interno dei Pancaldi. Sì, aprivano ieri, considerando che per passare il tornello posto all’entrata di Acquaviva era necessario acquistare il gettone da 5 euro, oppure avere l’abbonamento in mano. Proprio per questo la domanda aveva ancora più senso: ma i bagni sono aperti?
La ricognizione dello stabilimento più antico di Livorno registrava una serie infinita di disservizi: piscina chiusa, piscine piccole chiuse, ombrelloni, lettini e sdraio impacchettati sui carrelli dei bagnini anziché sistemate ai loro posti, le scalette in zona Pancaldi ancora da installare, l’isolotto che guarda verso la Terrazza Mascagni sbarrato e la spiaggetta dei bambini con pochissima sabbia. Possibile? «Ogni anno è così, aprono i cancelli, vogliono l’abbonamento ma poi i servizi partono con grande calma», raccontavano alcuni frequentatori seduti al bar.
Ma il titolare Giorgio Bonaventura non era d’accordo: «Siamo operativi al cento per cento, manca solo la piscina, è praticamente pronta, questione di manutenzione, la apriremo nel giro di una settimana. E poi faceva freddo». In realtà non era esattamente così. Perché al di là dell’aria effettivamente fredda e del cielo, soprattutto in mattinata, macchiato da nuvoloni, chi avesse voluto fare il bagno, avrebbe sicuramente apprezzato la piscina. Così come l’avrebbe apprezzata oggi, e l’apprezzerebbe domani o il fine settimana che arriverà. Soprattutto se magari dovesse esserci mare agitato. E invece... Va detto che un cartello - posto solo all’entrata dei Pancaldi - indicava che la struttura era chiusa. Ma non preannunciava a chi volesse entrare, tutti gli altri disservizi. Che comunque gli abbonati sono stati costretti a subire pur avendo pagato la tessera dal 22 maggio.
E negli altri stabilimenti del lungomare? Purtroppo per i Pancaldi, la situazione era decisamente diversa: dai Nettuno ai Tirreno, dai Fiume ai Pejani, dai Lido ai Roma, che la stagione fosse davvero iniziata, era ben visibile. Ombrelloni e sdraio - nonostante in pochi abbiano avuto il coraggio di mettersi in costume - erano disseminati in tutti i fori scavati nel cemento. Ai Nettuno, all’ora di pranzo, tre bambini giocavano sull’erbetta del gabbione mentre altri due facevano scavavano una buca sulla sabbia sulla spiaggia. Ai Tirreno un grande castello colorato era montato sulla spiaggia, mentre in acqua campeggiavano due vaschette per i bambini e su un lato della spiaggia alcuni ragazzi giocavano nel gabbione del beach volley. Anche qui la piscina era chiusa, «ma nel pomeriggio l’abbiamo aperta», giurava in serata il proprietario Gianfranco Giachetti. «D’altra parte - spiegava - dopo il divieto di balneazione di 2 settimane fa, ci eravamo allertati in modo da essere pronti fin da subito».
Ai Fiume, per organizzazione, sembrava d’essere in piena estate: campo da pallanuoto ancorato in acqua, la diga della piscina naturale sistemata, ombrelloni e sdraio bianco-blu disseminati ovunque, il trampolino montato, ragazzi scatenati nel gabbione storico e in quello sulla sabbia, altri che si tuffavano dalla zattera azzurra e bambini che giocavano sulle tre spiaggette accanto ai genitori. Giochi per bambini, tavoli da ping pong e spiaggia sistemata anche ai Pejani. Ai Lido tende aperte, tappeto blu disteso sul ponte per l’isolotto, il castello colorato dei piccoli sulla spiaggia e gabbione aperto. La piscina era pronta ma chiusa. «L’apriremo ai primi di giugno - spiegava il titolare Riccardo Ganni -. D’altra parte in questi giorni anche se ci sono i tornelli facciamo entrare tutti gratis».
Infine i bagni Roma, dove nessuno controllava l’entrata ma dove appariva tutto in grande ordine: lettini e ombrelloni piazzati sui vari solarium, parco giochi sull’erbetta sintetica pronto, gabbioncino aperto. Ora manca solo il sole.
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