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Detenuti come scudo per violare i sigilli
È l’ipotesi investigativa degli inquirenti: qualcuno cercava di cancellare le tracce del rogo allo spaccio della Gorgona
LIVORNO. Avrebbero sfruttato la presenza di detenuti come scudo per violare i sigilli dello spaccio della Gorgona e inquinare le prove del rogo appiccato al bar, dopo la scoperta dell’ammanco dalle casse di circa 80mila, lo scorso marzo. È l’ipotesi investigativa emersa all’interno dell’indagine sul buco allo spaccio dell’isola. Nelle scorse settimane, alcuni detenuti sono stati trasferiti dalla Gorgona alle Sughere per essere ascoltati dagli inquirenti come persone informate sui fatti e per evitare che subiscano pressioni. La loro testimonianza potrebbe essere fondamentale per la ricostruzione della vicenda. Ascoltati dalla magistratura anche alcuni agenti.
Nel mirino della magistratura ci sarebbero due agenti della polizia penitenziaria - che nel frattempo sono stati trasferiti - accusati di aver accumulato debiti. Al centro dell’indagine c’è un ammanco di 80mila euro allo spaccio, l’unico dell’isola, presso cui si servono poliziotti e abitanti. E la Procura sta indagando anche sul tentativo di occultare le prove della cattiva gestione del bar attraverso l’incendio. Un buco dalle casse dello spaccio che nel corso di mesi è diventato sempre più alto fino a sfuggire di mano a chi gestiva l’esercizio. Il fatto è successo all’inizio di marzo e sulla vicenda è in corso un’indagine della Procura, coordinata dal pm Luca Masini, e condotta da una squadra di polizia giudiziaria di agenti penitenziari, che dipendono dal Prap, Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria.
L’ipotesi investigativa è che l’incendio nello spaccio non sia causale, ma doloso, appiccato apposta nel tentativo di coprire l’ammanco dalla cassa. Subito dopo i fatti, il bar è stato sequestrato. Ma pare il giorno dopo il rogo, qualcuno abbia infranto i sigilli e abbia cercato di inquinare la scena del reato o comunque di manomettere le prove. E in quel frangente sarebbero stati presenti anche dei detenuti. Ma questa per ora è solo un’ipotesi. Per approfondire l’origine del rogo, quel giorno sull’isola erano intervenuti anche i tecnici dei vigili del fuoco, giunti da Livorno e chiamati dalla stessa polizia, per una perizia tecnica. Ma chi avrebbe appiccato il fuoco? Secondo indiscrezioni emerse nel corso dell’indagine, non è escluso che il rogo sia stato appiccato in fretta e furia per via dell’imminente trasferimento di uno dei gestori del bar e quindi per l’impossibilità di far tornare i conti in tempi brevi. Si tratta comunque di ipotesi di indagine che solo il lavoro della magistratura potrà confermare o smentire.
In questi mesi nell’isola si respira un’atmosfera surreale. Da un lato il caso ha scosso chi vi lavora e vi vive, dall’altro però c’è massimo riserbo da parte di tutti a parlarne. Procedono intanto indagini della penitenziaria: gli ispettori monitorano costantemente la situazione negli ambienti intorno al carcere.
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