Arturo, il cane pompiere da vittima a soccorritore
Quattro anni fa rischiò di morire in un tubo dell’acquedotto, ora salva vite umane È l’unico rottweiler unità cinofila d’Italia, ha operato anche sulla Costa Concordia
LIVORNO. Avevano quasi perso le speranze: Arturo era finito in un tubo sotto terra e sembrava non potesse farcela. Era un batuffolo nero di una decina di centimetri, e si temeva fosse affogato nell’acquedotto del giardino della villetta del suo padrone, alla Valle Benedetta. Era il 13 giugno del 2008 e Arturo era un piccolo rottweiler di appena 22 giorni. Oggi, dopo 4 anni, Arturo è un meraviglioso rottweiler adulto: martedì prossimo compirà quattro anni. È agile e scattante, dal pelo nero liscio e lucente. È stato sulla Concordia, ha scavato tra le macerie nel Pisano, è stato protagonista di decine di esercitazioni. Ma ha sempre quello stesso sguardo dolce da cucciolo.
E già da piccino aveva dimostrato di avere una tempra dura e resistente. Il cucciolo voleva vivere. Non solo: voleva salvare anche le vite degli altri, come ha dimostrato più avanti. Una vocazione al soccorso che ha sviluppato in tutte le sue forme dopo essere stato adottato da un vigile del fuoco, il caposquadra Bruno Domenici, che si è subito affezionato a lui. Già perché il cagnolino che era stato dato per spacciato, una volta salvato, è diventato un cane-pompiere. L’unico rottweiler-unità cinofila d’Italia. Niente male.
Che emozione quel giorno alla Valle Benedetta, quando, dopo tanto scavare, il musetto di Arturo ha fatto capolino dal tubo. A estrarlo Giancarlo, un vigile del fuoco, che lo ha preso in mano. Era così piccolo che entrava nel palmo della mano del pompiere. Una scena commovente, che ha emozionato tanti e che è ben visibile nel video girato dai pompieri (consultabile sul sito del giornale www.iltirreno.it). Il cucciolo era spaventato, ma non ha neanche emesso un lamento. La sua tempra era forte già da allora. Con la sua dolcezza ha conquistato anche la bassotta di casa Domenici. Lei si chiama Noce e oggi ha sette anni. All’epoca ne aveva tre ed era la mascotte di casa. Tanto che in un primo momento si temeva che nascesse una gelosia. E invece è successo un miracolo. Tra i due cani è nato subito un sentimento di forte affetto. E la bassotta si è così legata al cucciolo che le è venuto il latte e l’ha allattato. «Noce era entusiasta di Arturo - racconta Domenici - e le è venuta una gravidanza isterica. Ha cominciato a nutrirlo e i due sono diventarti inseparabili».
Bruno ha ricevuto il cane in dono dal proprietario, che si è commosso per il legame che si era subito creato tra lui e il cucciolo. «Lui aveva già 6-7 rottweiler e così me lo ha regalato. Mi ha fatto molto piacere», dice Bruno.
Il caposquadra ha subito intuito le doti del suo Arturo e così ha cominciato ad addestrarlo. E ne ha fatto un vero soccorritore con tanto di brevetto con un addestramento che è durato tre anni. «S’è rivelato un cane particolarmente dotato e capace per i salvataggi», dice orgoglioso il suo conduttore che ha profuso impegno e passione nell’istruire il suo compagno di salvataggi. Domenici l’ha portato con sé al Giglio, dove ha operato con altre otto unità cinofile di tutta la Toscana (Grosseto, Lucca, Pisa e Siena). Poi l’ha addestrato a fiutare i corpi sotto le macerie tra gli edifici abbandonati del Calambrone, di Tirrenia e di Pisa. Il cane è stato anche in giro per l’Italia al sud e al nord, come a Cremona. E ovunque vada, Arturo continua ad emozionare chi entra in contatto con lui.
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