Il Tirreno

Livorno

Tracce on-line, registrazioni e il dossier sugli anarchici «Il commando ha un nome»

di Federico Lazzotti

L’area su cui indagano gli inquirenti è quella del Movimento antagonista Al setaccio i filmati effettuati alle manifestazioni avvenute tra Livorno e Pisa

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Le indagini? Abbiamo un quadro esauriente di ciò che è avvenuto». È così che a distanza di 36 ore da quando è stato lanciato l’allarme terrorismo in città, un investigatore traduce le ultime evoluzioni sull’inchiesta che riguarda l’attentato a colpi di molotov di venerdì notte contro la sede livornese di Equitalia, in via Indipendenza. Anche perché un primo risultato è stato raggiunto: almeno due degli otto componenti del commando sarebbero stati identificati. Per il momento sulla loro identità c’è il massimo riserbo, anche perché del gruppo farebbero parte diverse anime che si muovono a cavallo tra il mondo anarchico e quello antagonista e non tutti potrebbero vivere a Livorno. Ecco perché anche ieri ci sono state diverse perquisizioni in diverse città toscane.

Delle prossime mosse e di eventuali provvedimenti nei loro confronti, gli inquirenti discuteranno questa mattina in Procura dov’è in programma un incontro al quale parteciperanno gli agenti della Digos, i carabinieri del Ros, un paio di emissari della Direzione distrettuale antimafia di Firenze e il pubblico ministero Antonella Tenerani che coordina le indagini.

Intanto una prima contromisura è stata adottata per evitare che episodi come quello di venerdì notte, visto il clima, possano ripetersi. Da ieri, infatti, sono state aumentate le misure di vigilanza intorno alle sedi di Equitalia e di altri istituti della provincia di Livorno che possano essere considerati obiettivi di azioni dimostrative.

Un’inchiesta, quella aperta dalla Procura livornese per associazione e danneggiamento, che si è mossa e si sta evolvendo su almeno tre piani: i filmati, il dossier che riguarda l’universo antagonista che si muove tra Livorno e Pisa e le tracce lasciate su Internet.

Le immagini. È confrontando la registrazione della telecamera puntata sull’ingresso dell’ufficio riscossioni con quelle di alcune manifestazioni di protesta avvenute tra Livorno e Pisa negli ultimi mesi che gli inquirenti sarebbero riusciti a dare un nome a due delle persone che venerdì notte sono state riprese «a volto scoperto» mentre si aggirano in via Indipendenza prima di fuggire senza portare a termine l’attentato.

Oltre a voler identificare i colpevoli del singolo episodio, gli investigatori, ecco perché di mezzo c’è la Dda, stanno cercando di capire se dietro all’attentato ci sia un disegno più ampio. Ecco perché una parte degli investigatori sta setacciando da giorni la Rete per verificare se ci siano collegamenti tra l’attacco andato in scena a Livorno e quelli avvenuti nell’ultima settimana nel resto del Paese.

L’idea che si sono fatti gli investigatori, è che esista una «rete eversiva a livello nazionale che ha il suo centro a Roma». Il collegamento tra il mondo antagonista e l’attentato, nonostante per il momento non sarebbe arrivata alcuna rivendicazione, starebbe nelle due scritte, fatte con un a bomboletta rossa, una delle quali con il simbolo della falce e il martello. «La firma del Movimento antagonista livornese», sono convinti sia i carabinieri del Ros che gli agenti della Digos che scrivono del movimento labronico, nato nel 2008 intorno centro sociale “Godzilla”: «Negli ultimi mesi – è la rivelazione del Corriere continuano ad affiorare fenomeni di effervescenza legati agli sfratti, alle aziende e al mondo del precariato che danno origine a presidi e manifestazioni». E in una di queste, andata in scena a Livorno a ottobre, sono spuntati i primi striscioni contro Equitalia.

È dello stesso periodo la nascita del patto – come scrive La Repubblica – tra le diverse cellule sparse in tutta Italia e che si riconoscono nella “Federazione anarchica informale”. Ora, a distanza di sei mesi, l’input arrivato dalla Capitale sarebbe quello di «colpire le sedi di Equitalia» responsabili di «divorare le vite e favorire i profitti dei soliti pochi».

Un modo per spiegare il filo rosso degli attacchi in serie nei confronti dell’Agenzia di riscossione e il timore che si posano ripetere, ancora, ovunque.

ALTRO SERVIZIO A PAGINA 5

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Nel Pisano

Rave party non autorizzato a Santa Luce, oltre 2mila persone nel bosco: scatta il piano di sicurezza – Video

di Matteo Scardigli