Se il ruolo di carnefice tocca a lei
Non ci inganni il ribaltamento dei ruoli rispetto alle cronache a cui siamo abituati, dov'è il maschio a fare del male: la violenza è violenza e basta
La violenza, folle e insensata, questa volta è femmina. Ed è un’eccezione che sgomenta, crea clamore, quasi più incredulità che sdegno, tanto siamo abituati a tragedie fotocopia con lui nel ruolo di carnefice e lei di vittima, lui accecato dalla gelosia e lei aggredita o seviziata, spesso fino alla morte, per aver tradito o semplicemente per aver cercato di scegliere una sua vita fuori dalla prigione di un rapporto malato.
E nello sbalordimento del ribaltamento di ruoli, nell’incapacità di immaginare quella signora, matura madre di famiglia dallo sguardo mansueto, mentre infierisce in modo inaudito sul compagno di sempre, sta la trappola dello stereotipo, del luogo comune, della banalizzazione che colma il vuoto della comprensione. Perché banale è sia assolvere la violenza femminile per una sorta di desiderio di rivalsa, sia condannarla a priori solo perché “comunque” più inaccettabile di quella maschile, banale è irriderla perché fa troppa paura per prenderla sul serio.
E allora guardiamo senza tabù e senza pregiudizi il volto di quella donna che ha quasi ucciso il suo uomo e capiremo che la violenza all’interno di una coppia, del forte sul debole, è violenza e basta. E soprattutto è il segno esplosivo di una relazione che per anni semina indizi al veleno e poi esplode nel sangue, nel dolore, nell’esasperazione, nella definitiva resa della parola e del confronto sulla sopraffazione.
Come in tutti i casi di violenza in famiglia anche questa volta, tra le mura di quell’appartamento condiviso da una coppia qualunque, il calvario deve essere stato lungo. Forse solo per lei, umiliata dai comportamenti del marito, forse per tutti e due legati chissà da quali catene che impedivano loro di lasciarsi senza drammi, ciascuno per la sua strada e nessuna dignità più calpestata. Questa volta la parte del carnefice è toccata a lei, la maggior parte delle volte spetta a lui. Ma sempre, quando scorre il sangue, c’è di mezzo il micidiale equivoco di un amore che amore non è, non è mai stato o non è più.
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