Italia
Sospetti nel carteggio tra un dirigente e l’uomo del Piano
Nell’ordinanza i dubbi del Sistema insediativo e suoi vincoli I consulenti: difformità tra il progetto e quanto realizzato
LIVORNO. È il primo luglio 1999 quando un ex dirigente del Comune di Livorno che lavora all’ufficio urbanistica, attanagliato da un dubbio interpretativo, scrive ad Augusto Cagnardi, l’uomo del territorio, l’architetto estensore sia del Regolamento urbanistico che del Piano Strutturale.
«Nel Regolamento – è la sua osservazione – sono state individuate aree a ville con giardino con indici di edificabilità a disposizione, ancorché ricadenti nel piano strutturale nel sistema pedicollinare che non ammetterebbe indici di edificabilità». È nella piega di un inghippo normativo – ne è convinto anche il giudice per le indagini preliminari Giovanni Zucconi – che si gioca e si giocherà buona parte dell’inchiesta “Villette a Montenero”.
Il giudice risolve così questo dubbio nell’ordinanza in cui dà l’ok al sequestro di 32 immobili e iscrive 24 persone nel registro degli indagati: «Il nodo centrale dell’intricata vicenda – si legge – emerge chiaramente dagli elaborati dei consulenti tecnici nominati dal pm ed è costituito dall’evidente incoerenza tra quanto previsto dal piano strutturale che non contemplava l’inclusione delle “Aree a ville con giardino” nel “Sistema territoriale di tutela ambientalee pedicollinare”, riservando l’inclusione di questa area all’interno del all’interno del “Sistema territoriale insediativo” e le previsioni del successivo Regolamento urbanistico, il quale, attraverso anche l’assimilazione della categoria “Aree a ville con giardino” alle zone omogenee di tipo “B” ha operato un’attrazione della richiamata area normativa anche nei due predetti sistemi con l’aggravante di non aver segnalato correttamente e univocamente l’appartanenza delle aree all’uno o all’altro sistema».
Diciotto giorni dopo la lettera del dirigente comunale, l’architetto Cagnardi risponde così: «Il regolamento urbanistico disciplina due casi: ville con giardino nel sistema insediativo e le stesse in quello pedicollinare. Alle prime – precisa – si applica l’indice fondiario per la realizzazione di interventi di completamento. Per le seconde si riconferma la capacità insediativa esistente». L’architetto specifica come «tali aree sono individuate con lo stesso tipo di retino», l’unica cosa che cambia è un pallino nero che contraddistingue le aree vincolate.
In quali zone ricadono le ville sequestrate e soprattutto perché si è creato il dubbio?
Lo scorso 29 marzo, lo stesso Cagnardi è stato ascoltato dal pm, ma senza successo. Si legge nel verbale: «Non so come alcune aree vincolate – ha spiegato – siano state incluse nel sistema insediativo in sede di stesura del Regolamento urbanistico approvato».
I consulenti del pm, al termine dei quattro anni di indagini, hanno analizzato diciassette pratiche edilizie. «Per tutti gli interventi – scrive il giudice – nonostante la rilevanza urbanistica ed ambientale della trasformazione del territorio, è stata percorsa la strada del rilascio di singoli permessi a costruire, senza una valutazione preventiva circa la rete di opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessaria a sopportare l’importante carico di traffico». Da un lato problemi urbanistici e dall’altro edilizi. I consulenti, infatti, durante i sopralluoghi compiuti a fine 2011 hanno verificato la presenza di «abusi edilizi, principalmente consistiti nella generalizzata predisposizione a uso abitativo, già peraltro rilevabile a livello progettuale, delle superfici e dei locali da destinare a seminterrati con funzioni accessorie e di servizio».
Ecco dunque che i garage si sono trasformati in taverne con cucina oppure in sale biliardo e i sottotetti nella zona notte della casa con camere e camerette, spesso con vista mare.
Federico Lazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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