Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

Senza dragaggio la Concordia non verrà

di Giulio Corsi

Summit col governatore Rossi, Cosimi e Kutufà. La Port Authority chiede procedure d’urgenza per l’escavo dei fondali

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LIVORNO. Senza dragaggi la Concordia non può arrivare. Non serviva l’incidente di venerdì notte della Hoegh Asia per scoprirlo. E infatti ieri mattina il numero uno dell’Autorità Portuale Gallanti l’ha ribadito al governatore Rossi durante un summit a Firenze voluto e presieduto dal presidente della Regione, a cui erano presenti anche il sindaco Cosimi e il presidente della Provincia Kutufà.

«Abbiamo confermato a Rossi che la possibilità tecnica di ricevere il relitto c’è - spiega il direttore alla sicurezza della Port Authority, Giovanni Motta -. Ma abbiamo fatto presente che c’è bisogno di tempo per i dragaggi».

Il problema-tempo è al primo posto in tutta l’operazione Concordia, ancor di più dopo che Micoperi (l'azienda incaricata dell'operazione) ha annunciato la volontà di portar via il relitto dal Giglio entro nove mesi. E non è un caso che dall’Autorità Portuale sia partita la richiesta a Rossi di farsi portatore della necessità di una procedura d’urgenza per il dragaggio, rispetto alla classica trafila di permessi e autorizzazioni che prevede tempi elefantiaci.

Con le varie operazioni di alleggerimento, la Concordia potrebbe arrivare da un pescaggio iniziale previsto di 18 metri a uno di 12. Ma nonostante il fondale del canale d’accesso al porto sia di 13 metri, ci sarebbero comunque chiarissimi problemi. Difficoltà enormi nelle manovre e impossibilità d’attracco. L’ex ammiraglia della Costa potrebbe essere “parcheggiata” alle banchine 75-76, accanto al bacino di carenaggio, davanti al faro. Dove però il pescaggio è 9 metri. Si potrebbe altrimenti optare per le banchine commerciali, che però verrebbero bloccate per tempi lunghissimi con tutto quel che ne consegue a livello economico e di organizzazione del porto.

«Se fosse allibata quasi completamente si potrebbe mettere ovunque, ma con un pescaggio di 12 metri, dovremo dragare qualunque banchina scegliessimo», spiega Motta.

Prima di tutto però ci sarà da sciogliere il grande interrogativo: la Concordia arriverà? Rossi aveva convocato l’incontro di ieri con l’obiettivo di far ricadere sul territorio toscano quanto più lavoro possibile previsto dal progetto di recupero della nave. Al tavolo anche l'ad di Micoperi, Silvio Bartolotti e il suo presidente Andrea Monorchio, ex ragioniere generale dello Stato. Oltre ai rappresentanti di Comune e Porth Autority di Piombino e Carrara.

«Piombino - ha detto Rossi - può essere la base logistica dell'attività, ha una struttura industriale importante che, insieme ai Nuovi Cantieri Apuani e ad altre realtà produttive, può rispondere alle esigenze di tutta quella parte del lavoro che attiene alla carpenteria, per la realizzazione dei cassoni di galleggiamento e della piattaforma prevista. Abbiamo anche verificato la possibilità di utilizzare il porto di Livorno per le operazioni di bonifica e smantellamento».

Mentre per la costruzione delle barche-cassoni dovrà decidere Micoperi, la scelta del porto in cui sarà portata la Concordia dovrà darla il ministero dell’ambiente. Anche se poi sarà fondamentale per l’acquisizione del lavoro di smantellamento l’accordo economico con la Costa. La prossima tappa ufficiale è prevista il 10 maggio, giorno in cui si terrà la conferenza dei servizi che darà il via al progetto. Cosimi e Kutufà per adesso restano cauti ma fiduciosi. Il sindaco: «C’è la volontà di portare la nave a Livorno. Ed è un’occasione importante per portare lavoro e per sviluppare il nostro porto. La collaborazione tra Regione e città toscane rappresenta un punto di forza». Dello stesso avviso Kutufà: «La Toscana si è dimostrata capace di fare sistema. Il livornese, sia Piombino che Livorno, può essere la base iniziale e finale dell’operazione con ricadute positive per le imprese locali e i lavoratori».

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