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«Progetto rischioso così la Concordia potrebbe rompersi»

«Progetto rischioso così la Concordia potrebbe rompersi»

Il Gruppo Mammoet critica il piano per recuperare il relitto «I pali conficcati nel fondale rovineranno l’ambiente»

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ISOLA DEL GIGLIO. «Il piano proposto dalla Titan-Micoperi per rimuovere dal Giglio il relitto della Costa Concordia non dà garanzie adeguate né da un punto di vista tecnico né da quello ambientale».

Ecco, in estrema sintesi, quanto afferma un documento firmato da Alberto Galbiati, amministratore delegato della Mammoet Italia, filiale del gruppo olandese che ha partecipato, senza aggiudicarsela, alla gara per la rimozione del relitto della nave da crociera affondata a gennaio davanti al porto dell’Isola del Giglio. La Mammoet è nota nel campo dei recuperi marittimi per aver collaborato con i connazionali della Smit Salvage per riportare a galla il relitto del sommergibile russo Kursk, affondato nel Mare di Barents, e questo aveva anche fatto ventilare l’ipotesi che i due gruppi olandesi, inizialmente concorrenti per la maxi operazione al Giglio, avrebbero potuto di nuovo consorziarsi (Smit era in lizza insieme alla livornese Neri) nel recupero della Concordia.

In ogni caso Mammoet, oltre a difendere la bontà del proprio progetto, non risparmia critiche a quello del consorzio tra gli statunitensi della Titan e gli italiani della Micoperi.

Il documento dapprima esamina la proposta per riportare a galla il relitto, ovvero la rotazione dello stesso dal fianco destro che al momento appoggia sul fondale per poi farlo appoggiare su una piattaforma costruita sullo stesso fondale. E qui arrivano le prime, pesanti osservazioni negative: per evitare il rischio di scivolamento della nave verso le acque più profonde e agevolare la rotazione dello scafo dovranno essere infissi nel fondale diversi pali. Mammoet sottolinea che, per forza di cose questi pali dovranno essere «in gran numero o di grande diametro» e questo campo di palificazione subacquea finirà per creare problemi in «un tratto di mare con un ecosistema unico e delicatissimo che sarebbe compromesso».

A sostegno di questo Mammoet ricorda come le stesse esplorazioni intorno allo scafo della nave naufragata hanno mostrato una fauna ricca e variegata, con rare specie di coralli e gorgonie; il gruppo olandese sottolinea che le trivellazioni necessarie per mettere in opera i pali, come quelle per la successiva rimozione, avranno effetti di lunga portata sul loro habitat.

Ma dopo la questione ambientale, Mammoet affronta la parte squisitamente tecnica del progetto di Titan-Micoperi, in particolare la rotazione che dovrà rimettere in asse lo scafo. Per far questo - sottolinea il documento - «dovranno essere applicate forze di trazione nei ponti alti e di compressione nei ponti bassi della murata del relitto che potrebbero superare le capacità di resistenza di quest’ultima, visto che la nave non è progettata per sopportare azioni trasversali di queste intensità». Insomma, secondo Mammoet, c’è il rischio che il relitto collassi e che la struttura ceda, cosicché la Concordia, anziché essere sollevata e rimossa, divenga «un rottame che dovrà essere smontato al Giglio». E se la nave sarà riportata a galla- aggiunge Mammoet - c’è il problema del pescaggio di 18,50 metri che «richiede il trasporto verso porti distanti (Palermo, Gioia Tauro) perché Livorno non ha un fondale adeguato, con conseguente rischio ambientale legato ad un più lungo tragitto». Il documento si chiude con una dichiarazione: «Lo staff tecnico italo-olandese è pronto in ogni momento a sostenere qualsiasi dibattito anche pubblico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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