Italia
Salviano 2, Edilporto: «Le coop esterne ci devono 3 milioni»
Tognotti riferisce in commissione davanti ai soci spazientiti Le opposizioni chiedono garanzie su opere e fideiussione
LIVORNO. «Vantiamo un debito con alcune cooperative esterne di almeno tre milioni di euro e per completare il Borgo di Magrignano ce ne servirebbero poco più di cinque...». Lo ha detto ieri pomeriggio il presidente del consorzio Edilporto, Roberto Tognotti, davanti ai consiglieri comunali della quarta commissione, presieduta da Adriano Tramonti (Pd). Il presidente ha fatto il punto sullo stato di avanzamento dei lavori a Salviano 2. In sala anche un bel gruppo di residenti, o aspiranti tali, che aspettano da mesi gli allacci di acqua e gas. Tutti lì per capire. Tutti, o quasi, col dente avvelenato.
Unica assente l’amministrazione comunale: nessun membro della giunta, nessun rappresentante degli uffici. L’assessore Bruno Picchi, fa sapere Tramonti, sarà presente alla prossima commissione come concordato nell’ultima seduta. Gianfranco Chetoni è assente «per sopraggiunti motivi personali».
Dalle opposizioni è raffica di interventi polemici, ma anche costruttivi, «perché in ballo ci sono più di 400 famiglie e dobbiamo trovare soluzioni concrete»: lo ripetono a turno Gianfranco Lamberti (Confronto), Marcella Amadio, Bruno Tamburini e Massimo Ciacchini (Pdl), Salvatore Capuozzo (Udc). A tenere banco sono soprattutto le sei domande che Marco Cannito (Città Diversa), consegna al presidente del Consorzio. Ovvero il soggetto capofila dell’operazione che ha portato alla nascita di un vero e proprio quartiere al di là di via di Salviano: 254mila metri quadri, centinaia di appartamenti, un investimento da 150milioni di euro, più di 400 famiglie già residenti.
Il Consorzio privato è legato all’amministrazione pubblica da una convenzione decennale firmata nel 2005, che lo vincola alla realizzazione di una lunga lista di opere di urbanizzazione (strade, ponti, casse di espansione...). Quella fideiussione, fa notare Cannito, è passata da circa 11 a 9 milioni di euro, mano a mano che gli interventi sono andati avanti. «A coprirla – fa mettere a verbale – è una compagnia assicurativa, la Assifin di Ascoli, legata alla Siac, che a quanto risulta ha un capitale sociale di circa 2milioni e 800mila euro». «In Veneto – riferisce – il consiglio regionale ha recentemente discusso un’interrogazione che solleva proprio dubbi sulla reale copertura di questa società in una importante operazione. Le garanzie per Livorno sono sufficienti?».
Secca la replica di Tognotti: «La fideiussione risponde ai criteri della Banca d’Italia, il Comune l’ha visionata. Ci siamo affidati ad agenti che sono andati a caccia della polizza più sicura, ma anche più conveniente». Tognotti rassicura i presenti sulle economie del Consorzio («non abbiamo neppure un fido»), ma non nasconde problemi di liquidità. E a domanda secca del capogruppo conferma che «alcune coop esterne che costruiscono nel Borgo ci devono tre milioni, tra allacci di acqua e gas e oneri di urbanizzazione». Tant’è che, come ha raccontato il Tirreno qualche giorno fa, il Consorzio ha affisso cartelli ai portoni di alcuni palazzi minacciando di togliere la fornitura di energia nelle aree dove è ancora di cantiere. Dal fondo della sala i soci delle coop rumoreggiano in aperta polemica col presidente: «Allora fateci vedere i bilanci e la lista delle cooperative che non hanno ancora pagato».
È riallacciandosi ai tre milioni che mancherebbero all’appello che Tognotti fa sapere che la Gsi, una delle ditte principali che costruivano per il Consorzio, «ha chiuso i rapporti con noi nell’ottobre del 2010: ora non ci sono ditte esterne, le difficoltà che attraversa tutto il settore non lo permetterebbero, facciamo con mezzi nostri». Quelle che devono realizzare le opere di urbanizzazione sono in stand by in attesa dei pagamenti.
Nell’area mancano parte degli arredi, cento appartamenti dell’ultimo lotto (il terzo) e 3mila metri quadri di spazi commerciali. Ma Tognotti ripete che «riusciremo a portare a termine i lavori nei tempi previsti dalla convenzione». Non risponde, però, quando Cannito gli domanda se il Consorzio abbia intenzione di chiedere uno slittamento di due anni (dal 2015 al 2017) per i ritardi accumulati dal Comune per espropriare terreni chiave.
Juna Goti
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