Meteo
La De Tomaso finisce in liquidazione
Ieri l’incontro in Regione: la famiglia Rossignolo ha predisposto gli atti per chiedere il concordato preventivo
LIVORNO. La famiglia Rossignolo, che è proprietaria del glorioso marchio automobilistico, ha deciso di mettere in liquidazione la De Tomaso. Non solo: sono stati anche predisposti gli atti per richiedere al Tribunale di Livorno l’ammissione al concordato preventivo.
È quanto Gianluca ed Edoardo Rossignolo, figli dell’imprenditore GianMario, hanno comunicato a Gianfranco Simoncini nel corso dell’incontro che si è svolto ieri pomeriggio a Firenze, nella sede dell’assessorato al Lavoro della Regione Toscana, a cui hanno partecipato anche il vicesindaco Bruno Picchi, l’assessore provinciale Ringo Anselmi e l’assessore di Collesalvetti Roberto Menicagli.
Una situazione, quella emersa nel vertice fiorentino, che affievolisce ancora di più le speranze dei 134 lavoratori ex Delphi che fanno parte dell’impresa automobilistica (insieme a 900 colleghi torinesi) rilevata due anni e mezzo fa dalla famiglia Rossignolo con l’ambizioso progetto di produrre una luxury car - il prototipo è statopresentato nei mesi scorsi a Palazzo Chigi e al Salone di Ginevra - nelle fabbriche di Guasticce e Grugliasco (Torino).
«Sì, siamo stati informati della messa in liquidazione della De Tomaso e della decisione di predisporre una richiesta di concordato preventivo al tribunale di Livorno», ha dichiarato l'assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini.
Nessun commento, invece, da Bruno Picchi, ma il suo volto scuro all’uscita dagli uffici della Regione l’ha detta lunga sull’esito della riunione. Ed è difficile dargli torto di fronte alla situazione che si è venuta a determinare: la richiesta di concordato preventivo, cioè il tentativo di accordo con i creditori per evitare l’istanza di fallimento, è arrivato dopo che la settimana scorsa l'assemblea dei soci della De Tomaso aveva approvato il bilancio in rosso e deliberato, appunto, la messa in liquidazione.
Nonostante questo, nessuno trova la forza - o il coraggio - di staccare definitivamente la spina a una operazione industriale che pare giù finita prima di nascere. Un atteggiamento comprensibilissimo perchè, ricordiamolo, di mezzo c’è il futuro di 134 persone che - in un’altalena angosciante di buone e cattive notizie - aspettano un lavoro da più di cin que anni.
E poi c’è da dire che, incredibile ma vero, la famiglia Rossignolo non ha ancora alzato bandiera bianca. I due manager torinesi, per esempio, hanno ribadito proprio ieri che permangono i rapporti con quello che doveva essere il socio cinese: avrebbe dovuto ricapitalizzare l'azienda con una robusta immissione di liquidità finanziaria e rilanciare il progetto di produzione dell'auto di lusso ma, secondo quanto riferito dai figli di Rossignolo, il potenziale socio sarebbe tutt’ora inadempiente. Al tavolo regionale, i proprietari della De Tomaso hanno anche detto che, nel frattempo, ci sono stati contatti con alcuni gruppi stranieri disposti ad entrare nell’operazione: due gruppi asiatici e di uno russo.
Insomma, a sentir loro, il discorso non sarebbe ancora definitivamente chiuso.Ma la delegazione “livornese”, con Simoncini, ha fatto chiaramente intendere che le promesse non bastano più, servono i fatti.
Ed è per questo, che la Regione e gli enti locali chiederanno un nuovo incontro al ministero per trovare una soluzione ai 134 lavoratori ex Delphi che, attualmente, sono garantiti solo della cassa integrazione per crisi che scadrà alla fine dell'anno. E dopo? Intanto la Regione Toscana ha ribadito che i fondi comunitari per la formazione professionale attivati per sostenere il progetto De Tomaso sono al sicuro, perchè garantiti da fidejussioni. E comunque è già partita l’azione per revocare il contributo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google