Palio, la commissione d’appello si defila dal caso Mannucci
Il vogatore del Venezia aspetta da oltre un mese che gli organi competenti prendano in esame il suo ritorno sui gozzi. Ma il presidente della commissione d’appello ha scritto all’assessore allo sport dicendo che non se la sente di esprimere un giudizio
La decisione, o meglio la non decisione, ha dell'incredibile: la commissione di appello presieduta da Marzio Menicagli si è rifiutata di esprimere un parere sull'ammissibilità del ricorso presentato da Filippo Mannucci, rispedendo di fatto la patata bollente della squalifica illustre nelle mani dell'assessore allo sport. A fine febbraio il giudice unico per le attività remiere, Luciano Chirici, ha deciso che Mannucci - quattro titoli mondiali di canottaggio, atleta dell'anno nel 2005, capovoga dell'armo vincente del Venezia - non avrebbe potuto partecipare alle competizioni del Palio per due anni. Tutto perché, sempre secondo il giudice, avrebbe nascosto alla Uisp, al Coni e alla stessa cantina rossobianca la squalifica per doping che gli era stata rifilata dalla Federazione internazionale di canottaggio nel 2009.
Il vogatore non si è arreso e il 9 marzo ha presentato un corposo ricorso alla commissione di appello. Ma il presidente Menicagli, che è stato per anni giudice federale, ha scritto all’assessore che “ritengo opportuno astenermi dal partecipare all'esame del caso”. Ora dovrà essere nominata una nuova commissione. Aspettando di potersi difendere in sede di appello, Mannucci non può ancora salire sul gozzo del Venezia. Tutti i dettagli nel giornale in edicola.
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