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E Bruno Lenzi piange in aula: «Sto male»

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E Bruno Lenzi piange in aula: «Sto male»

Chiede al giudice di tornare in cella prima dell’udienza. Il legale fa istanza per la scarcerazione

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LIVORNO. In aula è in corso la battaglia tra i legali per l’ammissione al processo della parte civile. In sottofondo il singhiozzo di Bruno Lenzi, 76 anni a luglio, che parla con il fratello nella camera di sicurezza.

L’ex numero uno della Porto 2000 pochi minuti prima ha preso la parola e ha detto alla Corte di «stare male» chiedendo di poter tornare in cella dov’è rinchiuso da venerdì scorso per non aver rispettato gli arresti domiciliari.

«Ho presentato istanza di scarcerazione al magistrato di sorveglianza», spiega a fine giornata l’avvocato Mario Galdieri auspicando «al più presto» il ritorno del suo assistito a casa, «per i gravi problemi di salute che lo affliggono».

A distanza di quasi una settimana dalla trasferimento di Lenzi in carcere sembrano chiarirsi anche i motivi per i quali, la sera del 20 aprile, quando i carabinieri hanno bussato alla sua porta, non lo hanno trovato in casa dove doveva scontare i restanti otto mesi dopo il patteggiamento ad oltre quattro anni per associazione per delinquere e peculato. «Era andato a casa del fratello, colpito dall’influenza e costretto a letto, per recuperare le medicine che aveva comprato la mattina».

Quella di ieri mattina era dunque la prima uscita dopo il trasferimento in carcere, l’occasione era la prima udienza del procedimento nel quale Lenzi è imputato con Bruno Crocchi e tre imprenditori labronici, colpevoli di peculato. Secondo l’accusa, avrebbero truccato alcune fatture per favorire gli ex vertici della società. Ma per una volta l’udienza, poi rinviata al prossimo 26 di settembre, è passata in secondo piano. Al centro dell’attenzione, infatti, c’erano le condizioni dell’ex commissario dell’Autorità portuale.

Sono da poco passate le dici e mezzo quando Lenzi esce scortato da due guardie penitenziarie. La sua andatura è incerta quando percorre il corridoio che lo porta dalla camera di sicurezza al banco degli imputati e sfiora lo sguardo del fratello, seduto in fondo all’aula. L’ ex numero uno della Porto 2000 ai piedi indossa un paio di zoccoli di gomma da infermiere, pantaloni scuri, camicia a quadri e un cardigan blu che scivola fino alle ginocchia. Resta seduto vicino al suo legale solo per pochi istanti prima di prendere la parola: «Sto male». E piangere. (f.l.)

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