Il Tirreno

Livorno

Muore a 103 anni la “nonnina di Livorno”

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Si è spenta nella notte del primo maggio una delle "nonne" della città, Vestilia Tacchi, 103 anni compiuti nel dicembre scorso (era nata il 23 dicembre del 1908), una vita passata a lavorare a maglia, vedova dal 1974 e, seppur con qualche comprensibile acciacco, ancora lucida e arzilla.

Senza figli, dopo la morte di un nipote musicista avvenuta qualche anno fa, era rimasta sola, assistita dalle amorevoli cure di Giuliana, la vicina di casa di una vita, e dalle volontarie del Comune.

"Era una donna incredibile: una salute di ferro. Da giovane aveva sconfitto due tumori e ora vedeva il dottore, si e no, una volta l'anno. Se vi racconto cosa mangiava non ci credereste", ci racconta chi l'assisteva.

In parte autosufficiente (guardava la televisione, si piegava la tovaglia, rassettava, dormiva da sola), il giorno in cui è venuta a mancare aveva, come di consueto, fatto colazione con brioche e biscotti, aveva pranzato con la pasta al pomodoro (la sua preferita) e frittata, alle 18 aveva cenato con una tazza di caffellatte accompagnata da una fetta di colomba con crema e cioccolato. Poi si è addormentata tranquilla.

Oltre che golosa, Vestilia era una donna di spirito, smaccatamente labronico. Tutto il condominio si ricorda ancora la sua battuta pronunciata in occasione della festa dei suoi cento anni, quando il sindaco le aveva mandato una rosa: "Una rosa? Dé! Poteva mandà 100 euro!".

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