Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

Così salveremo il Giglio

di Mauro Zucchelli
Così salveremo il Giglio

La cordata italo americana spiega come sarà tolta la nave: tornerà tutto come prima

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ISOLA DEL GIGLIO. «Abbiamo un obiettivo semplice: vogliamo fare in modo che, a lavoro finito, sembri che all’isola del Giglio non sia accaduto nulla». Parola di Silvio Bartolotti, manager di Micoperi, la società ravennate che in tandem con la Titan da Pompano Beach, Florida, dovrà togliere il relitto del Costa Concordia dagli incubi dei gigliesi.

Semplice però non è. Anche se l’idea-guida lo sembra: far ruotare di 65 gradi la carcassa del “gigante addormentato” nella più grande operazione di questo genere mai tentata nel Mediterraneo.

Andiamo alla scoperta dei segreti del piano Titan-Micoperi. A cominciare dalle tre cose da evitare: 1) guai se per inerzia la spinta per ruotarlo fosse eccessiva, si rovescerebbe dalla parte opposta; 2) occhio al puntello di roccia che finora ha impedito alla nave di scivolare più giù, e che sembra mostrare indizi di cedimento; 3) bisogna impedire che le strutture della nave, già sottoposte all'impatto del naufragio, non ce la facciano più di fronte alle tensioni dovute a spinte e controspinte durante la fase di rotazione.

Prima di tutto c'è da tenere alla larga le sorprese. Mossa numero uno, si tappa la falla di sinistra: è uno squarcio di 45 metri che va ovviamente chiuso per far rigalleggiare la Concordia. Mossa numero due, si rinforza la tenuta dello scafo: la rotazione metterà sotto stress lo scheletro del relitto,perciò è necessario distribuire gli effetti delle sollecitazioni saldando sulla chiglia trenta grandi strisce di lamiera larghe 4 metri distanti tre metri l'una dall'altra. Mossa numero tre, si “inchioda” il relitto lì dov'è: lo si fa con una sfilza di pali (piantati nella roccia a “monte” della nave ogni 9-10 metri), da ciascuno dei quali partono almeno tre tiranti agganciati a bitte saldate alle “strisce” di lamiera. Mossa numero quattro, si sistema il punto d'appoggio sotto il relitto: grazie a giganteschi sacchi di sabbia e malta (lunghi dieci metri) infilati sotto la chiglia si crea un punto d'appoggio là dove la nave non sta sugli scogli.

La fase più delicata è quella in cui il relitto viene “girato” rimettendolo, diciamo così, diritto. Sul lato opposto rispetto alla scogliera, cioè lato mare, è prevista quella che viene chiamata “piattaforma subacquea”. In realtà, non assomiglia a un “tavolo” piatto, è semmai un reticolo di grandi tubi sul quale far poggiare il relitto ruotato. Secondo le informazioni raccolte, la “maglia” di questa piattaforma-reticolato è un rettangolo di 15 metri per 27, tenuta in orizzontale da pilastri che affondano nelle rocce sommerse poco più giù del relitto. Di quali dimensioni? Lo diranno i rilievi geologici e ulteriori studi tecnico-ingegneristici.

A favorire il raddrizzamento del relitto saranno 15 cassoni sul lato sinistro della nave: ciascuno pesa più di mezzo migliaio di tonnellate, è alto una trentina di metri ed è largo una decina. Uno stock di oltre venti tiranti, agganciati, da un lato, ai cassoni di sinistra e, dall'altro, alla piattaforma sott'acqua, viene messo in azione per far raddrizzare la nave. Quando la nave sarà adagiata sulla piattaforma, anche sul lato destro verranno collocati altri cassoni.

Tali grosse casse che praticamente “abbracciano” la Concordia vengono in un primo momento riempite (di acqua?) quando c'è da renderle più pesanti per favorire la rotazione e, in una seconda fase, svuotate quando c'è da aiutare il galleggiamento. A quanto è dato sapere, il progetto dedica una specifica sezione di calcoli tecnici proprio sui sistemi di “aggancio” dei cassoni alla nave e sulla possibilità di affiancare alla prima fascia di cassoni una seconda fascia più esterna.

L’uso di questo “salvagente” di cassoni sui due lati della nave determina anche il livello di galleggiamento: con la chiglia che può arrivare a una profondità da 11-13 metri a una di 18 metri. Particolare non secondario, visto che l'ipotesi relativa all'uso del bacino di Livorno ha bisogno di un pescaggio massimo attorno ai 12 metri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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