Il Tirreno

Livorno

Il primo viaggio di Harry Smeet

Giacomo Di Fraia

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Il grande giorno era arrivato e Harry Smeet, un ragazzo, era pronto a salpare su una grande barca a vela. Ariel era il nome di quella barca.
Giovedì primo aprile, Harry era pronto; si era portato un cambio, qualche mela, una bussola, un coltellino e un libro da leggere. Era una spedizione per scoprire se esistesse davvero il forziere nero.
Arrivato al porto la vide: una barca a vela con tre alberi e una sirena sulla prua della barca. "E' stupenda" pensò Harry. Lui di barche sapeva tutto e sapeva anche che era questa barca che aveva scoperto Atlantide. Salì a bordo, scaricò nella stiva la sua sacca, andò sul ponte a vedere Ariel che salpava e che piano piano si allontanava dalla terra ferma. L'emozione di Harry era alle stelle: non aveva mai fatto un viaggio da solo e aveva un po' di paura. Ariel era ormai lontana dalla costa, anzi non la si vedeva nemmeno più. Non c'era vento, le vele non sbattevano, erano ferme, immobili come il mare. A complicare tutto c'era la nebbia: non si vedeva a un palmo di naso.
Dopo un giorno la nebbia si diradò e il vento cominciò a soffiare forte. La barca sembrava scivolare sull'acqua. Ad un certo punto il cielo si fece nuvoloso, una tempesta incombeva su di loro. Bastarono pochi attimi per far sì che la tempesta li raggiungesse.
"Strambare a babordo!" urlò il capitano. Un'onda li travolse. La tempesta durò altri tre giorni e i marinai stremati, i viveri mancavano e Harry era moribondo. Ariel arrivò a metà del suo viaggio a Fort Rocks. Scesero per rifornirsi, non c'era molto su quell'isola semidisabitata. Degli indigeni molto pericolosi la occupavano, non dovevano addentrarsi nel folto della giungla, altrimenti li avrebbero catturati.
Dopo due ore salparono e dopo aver preso il largo, un serpente marino attaccava la nave Ariel. Il serpente attaccò avvolgendo lo scafo con le sue spire. Harry vide un arpione. Lo prese e glielo tirò. Lo colpì nell'occhio e lui scappò spaventato, ma il problema era un altro: la nave aveva subito gravi danni, quindi poteva affondare. Si prepararono le scialuppe, presero le vivande e le armi. Su un'isola sbarcarono e videro una nave abbandonata, ma in buone condizioni. Sapevano che era un atto di pirateria rubare una nave, ma non potevano fare altrimenti. Salparono. Era macabra e spaventosa, con teschi e ossa al suo interno.
"Riprendere la rotta, branco di incompetenti! Virare a babordo, tirare la scotta, giù le vele, ripartiamo!"
Harry aveva un brutto presentimento, la nave sembrava maledetta. Più tardi scorsero alla deriva una sirena su uno scoglio. Poco dopo ne videro un'altra e poi un'altra, poi un branco intero. Alla fine esse attaccarono quella nave oscura. Sembrava fosse di polistirolo: le sirene staccavano con molta facilità i pezzi di legno della nave.
Harry pensò a come salvare la situazione ed ecco l'idea, era un po' folle, ma ci doveva riuscire: doveva convincere le sirene che non erano una minaccia. Allora raccolse tutto il coraggio che aveva in corpo e si tuffò. Vide una sirena e la strappò alla battaglia e le parlò. Per fortuna Harry aveva preso una sirena molto comprensiva. La battaglia finì, però con una grave perdita, non solo la nave stava per affondare, ma il capitano era morto.
Eletto dai compagni, Harry divenne il nuovo capitano. Così da essere il ragazzino di bottega, divenne il capitano di una nave.
Arrivarono sull'isola poco distante dalla battaglia con l'aiuto delle sirene. Tutti cercarono il tesoro. Harry lo trovò nel fitto della foresta. Arrivarono con il tesoro sulla spiaggia e furono sorpresi. L'Ariel era lì davanti ai loro occhi. Salparono alla volta di quel paese, dove tutto era iniziato. Il vento era favorevole e in due o tre giorni ritornarono a casa.
Harry divenne famoso e per tutto il resto della sua vita, navigò per i mari.


Provincia: Livorno
Comune: Riotorto
Scuola media Andrea Guardi
Giacomo Di Fraia
classe 2°A

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