Il Tirreno

Livorno

Il finto marinaio

Vanessa Fiorenzani

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C'era una volta nel lontano 1860, nel carcere di San Gimignano, un ragazzo di nome Franco, imprigionato perché si diceva avesse ucciso il suo fattore. In realtà lui era un innocente figlio di contadini, ma il suo migliore amico, Giovanni, nonché il figlio del fattore, aveva testimoniato contro di lui, nonostante fosse lui il vero assassino.
Era il 28 febbraio, quella sera la nebbia offuscava la città e rendeva l'aria ancora più inquieta. Franco aveva pianificato la sua fuga. Una volta evaso, si diresse verso il mare per scappare per sempre da quella terra che gli aveva procurato solo guai. Così iniziò la sua corsa verso il Sud America: l'Argentina! Suo zio era un vecchio marinaio, gli aveva insegnato tutto su come comandare una nave, su cosa volesse dire poggiare e orzare e su come si porta una nave sopravento o sottovento. Aveva un amico di vecchia data che lavorava come pescatore al porto di Livorno e così, grazie al suo aiuto, si procurò un'imbarcazione e venti marinai. Si ribattezzò Andrea, in onore di suo zio e chiamò la nave, una goletta, "Farfalla" come il suo animale preferito. "Tutti a bordo, spiegate le vele, si parte".
Oltrepassato lo stretto di Gibilterra, due settimane dopo, si ritrovarono di fronte a un immenso oceano. Tutto era andato per il meglio, fino a che era restato all'interno del Mediterraneo. Per loro sfortuna i venti gli erano contro, gli alisei iniziarono a soffiare così forte che Andrea non seppe più comandare la sua nave.
"Scendere dalla torre di avvistamento, ammainate le vele e iniziamo a remare per contrastare l'ira di questo mare furioso!" insisteva a impartire ordini e a utilizzare ogni mezzo da lui conosciuto per cercare di non affondare. All'alba il mare si era tranquillizzato e il vento era tornato a soffiare con molta calma. Accarezzava i volti dei marinai, stravolti dalla nottataccia, come le mani di una madre che incoraggiano il proprio figlio. I capelli quasi dorati di Andrea risplendevano ancora di più alle prime luci del mattino. "Virata a sud, torniamo alla rotta prescelta, voglio arrivare a Buenos Aires al termine di questo mese!"
E fu così. Per il resto del viaggio non ebbero altri problemi, o almeno non così importanti come quello causato dagli Alisei. Appena sbarcato, lasciò la nave in custodia dei suoi marinai e disse che sarebbe tornato per far sapere loro cosa avrebbe deciso. In quel paese i carabinieri italiani non lo potevano ricercare, perciò era al sicuro. Con i pochi soldi che possedeva si pagò un piccolo ostello e quella notte dormì lì. Il mattino seguente si mise alla ricerca di uno zio lontano emigrato a Buenos Aires, ma non fece in tempo a trovarlo, perché un evento inaspettato stava per coglierlo. Fischiettando per le stradine di periferia sentì una voce calda e vibrante che gli ricordava quella di sua madre. Incuriosito si avvicinò a questa voce e scoprì una bellissima ragazza, dai capelli neri, ma brillanti e gli occhi verdi come il prato che la circondava. Era la donna più bella che avesse mai visto ed, incantato dal suo bagliore si presentò. Non appena disse come si chiamava, in lui scattò una scintilla, perché il significato del suo nome, ossia Mariposa, era proprio farfalla. Pensò che forse era un caso, o forse il destino che gli aveva fatto incontrare l'amore della sua vita. Anche la ragazza provò le stesse emozioni di lui e così iniziarono a frequentarsi. Come in una favola si innamorarono follemente e per tre mesi furono i ragazzi più felici del mondo. Quando Andrea le raccontò la sua storia, lei lo soprannominò "il finto marinaio" perché si era imbattuto in un'avventura marinaresca solo per fuggire dalle guardie italiane. E forse era stato un bene perché così si erano potuti incontrare. Una mattina però si alzò e provò una sensazione strana. Per la prima volta era nostalgico. Ma non della sua patria, ma bensì del mare, della sua nave e di rivivere altre emozioni mozzafiato con i suoi marinai. Fu allora che capì il suo vero destino: navigare. Raccontò tutto a Mariposa che nel frattempo si era messa a piangere per la notizia: lui voleva ripartire senza una meta. Non credeva fosse possibile che un amore così astratto e assolutamente platonico potesse essere più forte dell'amore concreto della sua amata. Comunque per lo stesso motivo per cui lo voleva con sé, lei lo lasciò andare, ad un patto però. Ogni volta che avesse avuto l'impulso di baciare un'altra donna, avrebbe dovuto pensare a lei e si sarebbe trattenuto. Lei lo avrebbe sognato ogni notte, sperando di poterlo rivedere almeno una volta. Lui promise e alle prime luci del fresco autunno del 1860, ripartì con la sua "Farfalla" verso una meta ignota. Avrebbe navigato e navigato fino a che non si fosse messo l'animo in pace e finalmente avrebbe trovato un posto tranquillo in cui trascorrere gli ultimi anni della sua vita; magari chissà, sarebbe ritornato dalla sua Mariposa.
Mi chiamo Giovanni e sono al corrente di questa fantastica storia perché sono proprio io l'assassino del fattore e il traditore del mio migliore amico. Non so come andrà a finire il racconto perché sto ancora scontando la mia pena in carcere, non potrò mai perdonarmi per quello che ho fatto, ma almeno di una cosa sono felice: ho fatto innamorare Andrea della barca a vela e del mare, e questo è l'unico sollievo che posso ottenere.

Provincia: Livorno
Comune: Riotorto
Scuola media A. Guardi
Vanessa Fiorenzani III A/R

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