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Corruzione, non facciamo altri errori
Quando lavoce.info ha segnalato che l'87% degli italiani ritiene la corruzione il problema più grave del paese, l'informazione m'è sembrata così di rilievo da girarla subito a chi mi segue su Twitter. Dopo pochi minuti ha risposto, sempre via Twitter, un arguto giovane tecnologo e blogger, Davide Costantini: "Ti spiego l'arcano, il 13 per cento mancante è costituito dai corruttori e dai corrotti". Un ottimista, Davide. Purtroppo accade che, se interrogati, molti corruttori e corrotti si dicono preoccupati dalla troppa corruzione, mimetizzandosi così nella quota di sedicenti, falsi e comunque tardivi "allarmati" che è parte rilevante di quell'87 per cento.
Inducono dunque al pessimismo i dati di Eurobarometer elaborati per i 27 stati dell'Unione Europea e rilanciati da lavoce.info (un sito di opinioni sull'economia e sulla politica per il quale scrivono Tito Boeri, Francesco Gavazzi, Luigi Guiso, Agar Brugiavini, Massimo Bordignon e tanti altri). Che paese è mai, infatti, il nostro, dove il 95 per cento dei cittadini è consapevole della corruzione nelle istituzioni nazionali (era l'89 per cento nel 2009), dove al 12 per cento degli intervistati è stata chiesta una tangente nell'anno precedente, dove il 75 per cento non crede nell'efficacia delle azioni anticorruzione del governo?
Se queste sono le cifre che descrivono la corruzione italiana, figlie dell'esperienza quotidiana di tutti noi nei rapporti con l'amministrazione pubblica; se, come scrive lavoce.info, "la corruzione si fonda su un patto di ferro tra corrotti e corruttori dal quale entrambi ricavano benefici – a danno della collettività – e che nessuno dei partecipanti ha interesse a denunciare"; se, infine, "quanto più la corruzione diventa regola di condotta e prassi tollerata, tanto più tende a rimanere nell’ombra, non viene svelata, denunciata, esposta al giudizio dell’opinione pubblica, perseguita penalmente"; se tutto questo corrisponde a verità, allora dobbiamo considerare la corruzione spicciola o milionaria - dall'infedele geometra comunale all'ingordo tesoriere di partito, dal vigile urbano ammiccante al cupo braccio destro del ministro dell'Economia - un fenomeno di massa.
L'altra faccia della medaglia della corruzione è il crollo della credibilità dei partiti e della politica, prodotto di un'indignazione popolare simile a quella che vent'anni fa fece crollare la prima e nascere la seconda Repubblica. Resta il fatto che prima del terremoto delle inchieste giudiziarie di Di Pietro e C. esisteva una rappresentanza politica di legittimi interessi di diversi settori della società, seppure spesso interpretata in chiave populistica e affaristica. Dopo, il vuoto politico è stato riempito da quanti, in nome di una assente "diversità", hanno difeso interessi personali e aziendali, promosso i propri cerchi magici, garantito l'impunità morale e legale agli italiani che non pagano le tasse, ingrassano di favori e rendite di posizione, abitano case pagate da altri, non fanno mai la fila, vendono Rolex ma dichiarano meno del giardiniere della loro villa, mandano figli semianalfabeti ed igieniste procaci a rappresentarci nelle assemblee elettive.
Tutti a dire in questi giorni: cambiamo. Certo. Attenti, però: il cambiamento non significa automaticamente "miglioramento". Perchè c'è da chiedersi: mentre il Pdl si sfalda, la post-Udc non decolla, la Lega dilapida il proprio credito di fiducia, il Pd resta incagliato nelle contraddizioni, da chi reclamano ben retribuita tutela i corrotti e i corruttori che vogliono mantenere privilegi e guadagni, magari blindandoli in Parlamento, nelle Regioni, nei Comuni? Avendo già vissuto l'esperienza del salto dalla padella di Craxi, Andreotti e Forlani alla brace di Berlusconi e Bossi, vorremmo evitare di finire adesso su per il camino, ridotti in cenere e fumo. Siamo l'unico paese che dopo una rivoluzione morale legittima e motivata - Mani Pulite - s'è tenuto e ha premiato gli scarti del regime precedente, affiancandoli con il peggio della emergente società incivile. Per evitare di rifare tra breve lo stesso errore, è indispensabile una rivolta morale vera e attiva, non solo dichiarata agli intervistatori di Eurobarometer.
Mail: c.giua@kataweb.it - Twitter: @claudiogiua
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