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Livorno

«Può coesistere con Benetti?»

«Può coesistere con Benetti?»

Strazzullo (Cgil) tira il freno sullo smantellamento a Livorno

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LIVORNO. Sullo smantellamento della Concordia a Livorno la Cgil tira mille volte il freno a mano. E il primo – anche se il segretario lo dice in “sindacalese” – si chiama Benetti. Dalla torre di Porta a Terra Maurizio Strazzullo snocciola una lunga lista di punti interrogativi e di “se”, sottolineando che il problema «non è Concordia sì, Concordia no, ma cosa vogliamo fare del nostro porto».

«Condivido le parole di Enrico Rossi – dice subito – bisogna fare di tutto perché il lavoro resti in Toscana. Ma guardiamola tutta, senza perdere alcuna opportunità: si è valutato, ad esempio, se lo smantellamento non possa essere fatto a Cararra?». La frase nasce dalla considerazione che arriva subito dopo. «È un peccato – premette Strazzullo – che la ditta livornese (la Neri, ndr) non abbia vinto la gara per la rimozione della nave dalle acque del Giglio: quel lavoro sarebbe stato sinonimo di professionalità e valore aggiunto». «Ma quello che si dovrebbe fare a Livorno – riprende – è ben diverso. Si parla di smantellamento, neppure di riparazione, e i punti su cui aprire una riflessione sono parecchi». «Intanto – dice – stiamo parlando di un settore non di qualità, dove regna il subappalto: sia chiaro che nel caso in cui la nave arrivasse davvero per essere solo smantellata vorremmo garanzie sui lavoratori da impiegare e sulla sicurezza». Poi: «Quanto ci vorrebbe in soldi e in tempo per rendere operativo il bacino? La nave sarà sottoposta a vertenza, sarà oggetto di accertamenti delle compagnie assicurative, dovrà essere messa in sicurezza, ci saranno costi da sostenere per lo smaltimento dei materiali: a carico di chi? Per quanto occuperebbe l’area?».

Ed ecco il nocciolo della questione: «È stata valutata la compatibilità con Porta a Mare, porto turistico e Benetti? Perché dobbiamo aggiungere e non perdere lavoro, dando certezze su cosa vogliamo fare del nostro porto a chi viene a investire». Il maxi-bacino è due passi dal cantiere degli yacht di Benetti, che ne sta utilizzando in parte le aree, e dallo steccato di case e uffici pensati per il Molo Mediceo.

«Abbiamo valutato positivamente – riprende il segretario – il fatto che l’Authority abbia chiesto al Rina di fare uno studio sui bacini: i risultati sono apparsi sulla stampa ma non sono ancora stati presentati al comitato portuale, di cui faccio parte. Non si può più perdere tempo. Si sceglieranno le riparazioni? Ok, ma diamo certezze su cosa si fa e dove, facendo attenzione ai segnali che lanciamo a chi viene a investire».

«So benissimo – chiude – che in questa città l’emergenza occupazionale è drammatica e le imprese hanno bisogno di lavorare, ma proprio per questo Livorno non deve rincorrere un’emergenza che poi magari non porterà alcun valore aggiunto. Livorno ha bisogno di sapere cosa vuole diventare da grande per costruire professionalità».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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