Il presidio
Il Pd fa fuori l’assessore Cantù
Trascurato dal partito nelle decisioni su casa e sociale, accetterà una proposta della Mondadori
LIVORNO. Mentre il sindaco continua a temporeggiare, chissà poi perchè, sulla nomina del vicesindaco e sulla redistribuzione della delega all’edilizia privata e di quella allo sport (è passato più di un mese dal licenziamento di Luca Bogi...), ecco che in giunta si apre un’altra grana che rischia di rallentare ancora di più l’azione amministrativa. Gabriele Cantù, assessore alle politiche sociali e all’emergenza abitativa, potrebbe infatti decidere a breve termine di lasciare l’incarico.
Una sua eventuale uscita, aprirebbe un vuoto difficilmente colmabile nella squadra di governo di Palazzo Civico: Cosimi l’aveva fortemente voluto un anno e mezzo fa (ottobre 2010) per sostituire la dimissionaria Maria Pia Lessi, ma aveva dovuto faticare non poco per vincere le resistenze dell’allora capogruppo del Pd in consiglio comunale (il sindaco si era dovuto tenere la delega ad interim per ben 175 giorni), e ora non sarebbe affatto facile trovare un sostituto all’altezza. Cosimi, però, ha già iniziato a pensarci. Se è infatti vero che Cantù non ha ancora presentato le dimissioni, è altrettanto vero che i due hanno già parlato dell’argomento e che l’assessore si è preso una pausa di riflessione per decidere cosa fare. «Ho promesso al sindaco di non fare dichiarazioni per il momento», spiega Gabriele Cantù con quel tono compassato, ma allo stesso tempo deciso, che lo contraddistingue. Parla invece, anche se poco, il sindaco. «Cantù è l’uomo giusto per questo incarico - afferma Cosimi - Lo dissi il giorno della sua nomina e lo ripeto anche ora. Spero quindi fortemente che Gabriele rimanga con noi. Ma capisco anche i motivi che lo hanno portato a riflettere se proseguire o meno il lavoro in giunta». Gabriele Cantù ha infatti ricevuto una importante proposta dalla Mondadori: collaborare alla stesura di una nuova collana di testi scolastici. Per Cantù, che ha insegnato per oltre trent’anni nella scuola media di Corea, questro incarico rappresenta forse il sogno di una vita. Ma nonostante questa offerta, il primo pensiero di Cantù è stato quello di valutare la possibilità di conciliare la sua attività di amministratore con l’incarico della grande casa editrice.
Segno della volontà di tenere fede all’impegno preso con il sindaco e a quelli assunti via via con decine e decine di persone disagiate che non ha mai rinunciato ad ascoltare e a cui, in questi mesi di duro lavoro, non ha mai fatto mancare una soluzione, quantomeno di emergenza. Quest’uomo d’altri tempi, dai modi garbati e dal sorriso gentile, non ha però gradito il trattamento ricevuto dal suo partito, il Pd, che l’ha trascurato in più di un’occasione e che, soprattutto, l’ha tenuto fuori dai giochi quando c’era da discutere o da decidere sulle politiche della casa o del sociale. Cantù, c’è rimasto male, ma non ha alzato la voce né battuto i pugni: ha continuato a lavorare in silenzio e a portarsi dietro questo peso. Del quale, ora, sente però l’esigenza di liberarsi: lui che non voleva fare nè il capogruppo nè l’assessore è pronto a togliere il disturbo in casa Pd e a tornare a lavorare per gli studenti.
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