Il Tirreno

Livorno

Genova corteggia Capraia «Nostro Comune onorario»

di Mauro Zucchelli

Il sindaco dell’isola: «Nient’altro che un feeling sulle tracce della nostra storia nessuna intenzione di cercare chissà quali stravolgimenti amministrativi»

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LIVORNO. Il presidente della Provincia di Genova, Alessandro Repetto, ci teneva talmente tanto che è stato l’ultimo atto prima delle dimissioni che chiudono i suoi dieci anni al vertice: l’invito solenne al Comune di Capraia Isola per farne il 72° municipio con targa genovese.

In senso onorario, sia chiaro: anche se, riannodando i fili della storia con la presentazione di una ricerca archvistica, la strizzata d’occhio agli amministratori isolani arriva da un uomo di grandi capacità di relazione che l’hanno portato, in politica, a guidare un’alleanza dall’Udc a Rifondazione e, nella professione, nella stanza dei bottoni ai piani alti di Banca Carige.

La tentazione. Del resto, è vero che l’Elba ha cullato l’illusione di far provincia a sé e Piombino sogna di andare sotto Grosseto (in nome del fanta-sogno di diventare il porto di Siena?). E proprio i capraiesi – come ricordano dall’amministrazione provinciale genovese, una delle prime a cadere sotto la mannaia del governo taglia-enti – non avevano forse lanciato una petizione nel ’73 per chiedere di tornare in braccio a Genova?

Il sindaco capraiese Gaetano Guarente invita a non farsi nella testa film che non esistono nella realtà: «Macché stravolgimento della mappa amministrativa, è stato semplicemente l’omaggio alla storia di Capraia così fortemente legata a Genova per secoli. L’appartenenza onoraria l’hanno istituita anche per altre realtà con cui Genova ha avuto legami: mica penseranno di annettersi Carloforte che sta in Sardegna, no?».

Fino al Ventennio. Non è solo per un capriccio amministrativo che Capraia è rimasta catalogata come “provincia di Genova” fino al 15 novembre 1925: raccontano che sia stato Ciano a sgomitare per dare qualcosina in più alla gracilissima provincia di Livorno che, a parte la città, aveva solo l’Elba e poco altro. Figurarsi che nella geografia ecclesiastica sono solo 35 anni che la parrocchia di Capraia intitolato a san Nicola vescovo non fa più parte dell’arcidiocesi di Genova.

Certo, se si guarda a vicini e lontani non c’è gara: Genova è a più di 90 miglia nautiche, due volte e mezzo la distanza da Livorno. «Se la mettiamo su questo piano – sorride Guarente – allora siamo più vicini alla Corsica che all’Italia...».

Le impronte della storia. Resta ovviamente l’imprinting le tracce di questa storia millenaria: con la Corsica lì accanto (13 miglia) e Genova che, dalla battaglia della Meloria in poi, spadroneggia sull’Alto Tirreno. Più direttamente per quasi mezzo millennio è andata avanti la dominazione genovese sull’isola: dalla signoria della famiglia ligure-corsa di Simone de Mari (prima ancora che Cristoforo Colombo partisse per le Americhe) fino al Ventennio, attraverso il periodo di vassallaggio del solido potere marinaro- finanziario del Banco di San Giorgio e quello della repubblica di Genova, fatti salvi unicamente un intermezzo nel segno di Napoleone e uno a firma degli indipendentisti corsi di Pascal Paoli.

«Sì, – dice Guarente – se c’è scovare un atto di proprietà o certificati particolarmente antichi, bisogna andare a Genova. E la parlata degli anziani ha echi sicuramente più liguri che toscani. Però, per i ragazzi tutto questo è un passato lontano anni luce: i legami, la vita quotidiana, le frequentazioni sono con Livorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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