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MORIRE DI CALCIO »CITTÀ IN LUTTO

MORIRE DI CALCIO »CITTÀ IN LUTTO

LIVORNO. Ha vinto il buon senso. Erano quasi le 10,30 quando il presidente del comitato provinciale Uisp Michele Barzagli, ha annunciato attraverso l’impianto di amplificazione del campo scuola, che...

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LIVORNO. Ha vinto il buon senso. Erano quasi le 10,30 quando il presidente del comitato provinciale Uisp Michele Barzagli, ha annunciato attraverso l’impianto di amplificazione del campo scuola, che la ventinovesima edizione del Vivicittà non si sarebbe corsa. Una decisione saggia, presa in un clima surreale con le immagini di Piermario Morosini che ancora scorrevano negli occhi di tutti.

Nonostante la concomitanza di Siena, Pisa e Firenze in oltre 400 si erano dati appuntamento nella nostra città, pronti a invadere il centro storico e i viali a mare. Ma lo si sapeva fin dal giorno prima che non sarebbe stata una domenica normale. Sono stati i presidenti delle due maggiori società amatoriali livornesi, Alessandro Giaconi e Ignazio Piludu, a porsi il problema: cosa fare? Massimo Testi proponeva di partire e di procedere a gruppo compatto come nella tappa del Giro D’Italia che si concludeva a Livorno dopo la morte di Wouter; Fabrizio Cambi, professore universitario, era sicuro: niente corsa. Michele Barzagli si era portato in piazzale Montello per incontrare la tifoseria amaranto. Dopo un colloquio con Paolo Nacarlo, addetto stampa amaranto, si era convenuto di procedere a una partenza simbolica con tutti i podisti che di passo si sarebbero riuniti in piazzale Montello per ricordare Piermario e Gino Calderini, con Sky che avrebbe seguito il momento in diretta. Poi, la decisione: Vivicittà rinviato, con un ultimo atto da parte di una delegazione Uisp che si è portata proprio sotto la Nord per l’ultimo omaggio a Morosini.

Luciano della Bella

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